domenica, gennaio 31, 2010

The state of the art (parte seconda)

Dovrei imparare a chiedere. Sì, dovrei proprio, anche se è la cosa che mi viene meno naturale, perché è davvero stupido sapere esattamente qual è la cura e non sollecitarla, soprattutto se chi può somministrarla è ben lieto di farlo.
Adesso, guarita da una delle mie ricorrenti tristezze cosmiche, so che la prossima volta in cui mi sveglierò e qualsiasi cosa mi farà paura, in cui mi vedrò piena di pecche e sarò sul punto di scoppiare in lacrime per un nonnulla, in cui mi sentirò così immotivatamente ansiosa da non riuscire a dormire e mi peserà perfino il semplice fatto d'esistere, allora dovrò domandare che mi si dia riparo per un po' nel silenzio di un abbraccio caldo e fermo, che mi si lasci affondare la testa nel buio di una spalla fino a che non mi sentirò di nuovo forte a sufficienza per affrontare il mondo e le sue piccole miserie. Quell'abbraccio e quella spalla, i soli che possano rasserenarmi. E dovrò convincermi che non c'è da vergognarsi a chiedere di tanto in tanto un surplus di affetto, né da sentirsi spregevoli ad averne bisogno.

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4 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Verissimo. In certe situazioni chiedere aiuto è sinonimo di grande coraggio.
Un abbraccio Mimmo

08 febbraio, 2010 18:21  
Blogger Maria said...

Già, non sempre è facile.
Baci

09 febbraio, 2010 15:58  
Blogger dona said...

Consòlati. Anch'io, che ho tanti più anni sulle spalle, in queste cose non ho mai imparato a chiedere. Un maledetto orgoglio, un pudore sovradimensionato... Ma ormai non conta più: la spalla c'è ma non è più disponibile ad accogliermi. Le ferite dell'anima ho imparato a leccarmele da sola. Purtroppo.

23 febbraio, 2010 22:18  
Blogger Maria said...

Io la mia spalla cerco di tenerla il più stretta possibile, soprattutto perché ho appurato che spesso capisce da sé quando sorreggermi, senza bisogno che lo chieda. L'unico problema a questo punto è l'imbarazzo di sentirsi immeritevoli di tanta, inestimabile, fortuna.

24 febbraio, 2010 01:00  

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