venerdì, luglio 21, 2017

Scrivere è la cura.
Non c'è bisogno di attendere, di spasimare per un'idea che non arriva. Le parole sono un gioco da giocare anche senza ispirazione, perché l'ispirazione non è un frammento che turbina nel vento, né un lampo fugace. L'ispirazione è un processo.

La chiave di tutto è avere l'umiltà necessaria per accettare che questo processo diventi routine, che lo straordinario non possa venire da nient'altro, se non da ciò che è banalmente ordinario. Accogliere la propria normalità come un dono, non come un fardello, e farla fruttare. 

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venerdì, giugno 09, 2017

È stupefacente come, a volte, ciò che temiamo possa distruggerci, in realtà ci liberi. Gli eventi ai quali guardiamo con paura, sperando che mai e poi mai accadano, quando effettivamente si verificano in alcuni casi regalano un senso di sollievo. Credevamo di non poter sopravvivere, invece siamo qui e stiamo meglio di quanto pensassimo. 

È l'effetto del "lasciare andare". Perdere qualcosa, rinunciare, abbandonare sono tutte forma di cambiamento. E il cambiamento libera dai cascami del passato, che - perfino quando sono memorie felici - ci ancorano, ci congelano in un tempo soggettivo sospeso, mentre il tempo oggettivo scappa e noi non facciamo nulla affinché non sia invano. 

Quando le nostre paure si concretizzano, ci alleggeriamo da un peso. Il peggio è arrivato, ma il tempo non si è fermato, la vita non è finita. Ci siamo. Ci siamo ancora. 

Listening to: 
Slow show - The National

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martedì, novembre 08, 2016

La perdita che duole di più è quella di ciò che non si è avuto mai. Il rimpianto che si mescola al rimorso è la nostalgia nel suo abito più adatto, nella sua manifestazione più pura. Una malinconia del passato, del presente e del futuro in un eterno atemporale nel quale l'errore è sempre attuale e comunque sempre distante, dunque irreparabile. Un'assenza che, come dice il poeta, è per questo presenza più acuta, con i suoi fili che non si troncano. Si attorcigliano, s'ingarbugliano, ma non si spezzano, né mai si potrebbe desiderare che fosse diversamente, perché quello spazio rimasto vacante è un vuoto che riempie ed è il sigillo della propria identità più di quanto non lo sia il proprio volto.

martedì, giugno 14, 2016

I'm going home

Writing in a foreign language it's such a refreshing act: it gives you some sort of much needed virginity and prevents you from pomposity. It's a challenge and a tough one, for - as much as you mastered your skills - you'll never feel fully confident. Yet it's also liberating, like a free ride in someone else's shoes. 
Sometimes I like to diverge from my usual path, in order to clear my mind up, but eventually the fascination of my own mother tongue overflows and I cannot do anything but going back. Because foreign words are just letters and syllables, they hold no scent and no colour. They can be appropriate and distinct, but still devoid of memories. They don't shine or bleed and they definitely don't cure.

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giovedì, giugno 02, 2016

"Do I really understand the undernetting?"

June is here, again. I've always loved June, the fairest of the months, the one that makes promises which will be up to the following ones to keep. June just hints, July lays the groundwork, August builds and then September usually spoils it all. But the things that June lets you envision, the life it inspires, those hopes and those dreams are worth, as long as they last. Even the scars you end up with when it's all over, when autumn takes over, are worthwhile. You learn to love them, you cherish them, those milestones of yours.

Listening to:
The fairest of the seasons - Nico

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mercoledì, maggio 25, 2016

If you possess something shimmering, it is such a pity not to let it sparkle. Some gifts are rare, they should be displayed all the way. Every time it happens, it pains me to see a squander of talent. I wish I had that and I don't and I look up to people who have it and it makes me sad when they give up on their struggle to let it bloom or are forced to do so by any circumstances. 

Art for art's sake. Such a wise and healthy proposition. Yet sometimes life takes over and it all goes to waste and I find myself in tears over someone I don't even know and I find myself praying for a flip of the script. Because I need to be sure that there is something which is above average and cannot be contained, I need to believe that there is some grace, I need to hope that I will see its twinkling again.

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venerdì, maggio 06, 2016

Back to basics

Ci sono cose che si sanno, che si dà per scontato di conoscere. Poi, ci sono ignoranze improvvise, inaspettate, che confondono le idee e fanno dubitare di se stessi. Come se ci si sentisse a proprio agio con il calcolo differenziale e si scoprisse d'un tratto di avere difficoltà con l'aritmetica. Puoi riuscire a prevedere il comportamento di una funzione, ma inizi a dubitare della matematica che si conta sulle dita delle mani e quando non puoi fare affidamento su quello che è lì, che si può vedere facilmente, crolla tutto il castello.

Capita di credere di essere andati avanti, di aver percorso tappe di un itinerario, ma quel momento di balckout, quella confusione, sono là a ricordare oscenamente che ci si è mossi tenendo ben saldo sul terreno un piede a fare da perno. Si è finiti col girare su se stessi in una monotona marcia che ha portato con sé solo l'illusione di aver compiuto qualsivoglia progresso. Eppure, questa consapevolezza non è corrosiva come una sconfitta, dà piuttosto una strana sensazione di sollievo, come se si fosse finalmente certi di quale sia il punto da dove ripartire, di quale sia lo strato più intimo della propria matrioska interiore, quello che custodisce ciò che solo a prima vista può sembrare una lacuna.

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venerdì, aprile 15, 2016

Ho scelto l'inizio

Il sole è un invito, un pungolo che non si può ignorare. Ricaccia il buio negli angoli e a queste latitudini investe ogni cosa con un'esuberanza adolescente che, a ben pensarci, quasi commuove. E se, per una volta, si provasse a fare altrettanto? A travolgere tutto come un bulldozer, senza timori, senza reverenze? Girare lo sguardo, tenere gli occhi alti e fissi in avanti. Pensare a se stessi col segno più e non con quello meno, scommettendo sulla propria testa, anche se paga uno a mille. Stracciare tutte le previsioni appuntateci addosso da altri, avere il coraggio di fallire, fallire di più, fallire meglio, perché solo un cammino accidentato conduce alle stelle. Darsi un'opportunità, senza soppesarsi prima, senza valutare se si sia all'altezza o meno, perché se non si è abbastanza lo si diventerà, con ostinazione, lo si diventerà.

Listening to:
Cose semplici e banali - Afterhours

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mercoledì, aprile 06, 2016

Scrivo e cancello. Scrivo e cancello. Come le onde sulla sabbia del mare. Scrivo e cancello, perché la voglia non mi manca ma la crudeltà mi fa difetto. Questo non mi rende migliore, sono stata anch'io crudele e sconsiderata: ciascuno fa del male a volte, come dice la canzone. Non importa se in buona o cattiva fede, il dolore è sempre dolore e il resto sono inutili giustificazioni buone solo per ripulirsi la coscienza. La penitenza è l'unica che può sbiancare certe macchie. Così rinuncio e cancello e questo è uno dei miei modi per espiare.

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martedì, aprile 05, 2016

Esperimenti

C'è chi scrive per cauterizzare le ferite e chi per riaprirle. Solo per sentirle ancora una volta bruciare, per essere sicuro che siano ancora lì, infette come vorrebbe rimanessero per sempre. Ogni taglio è una pietra miliare: chi è bravo a trasformare lo squarcio in cicatrice, può dire di aver compiuto un percorso. Chi vede - e si compiace - il sangue che affiora ancora, è sempre inchiodato al solito posto e il resto si muove attorno a lui come lo scenario a manovella di un film anni '30. 

Che assurda perversione! Tuttavia a volte non esiste nulla di più piacevole di scavarsi le carni con una forchetta dai rebbi ben appuntiti. Si tratta di mettersi alla prova, di testare le proprie sensazioni: se provoca ancora dolore, importa ancora; in caso contrario è solo un'altra cianfrusaglia emotiva e lo scorno nello scoprirlo rischia di essere asfissiante.

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lunedì, marzo 14, 2016

For(n)evermore

"[...]È il passato 
non è la morte
che mi fa paura
è il passato
che è più funebre e più funesto
del buio di una bara
è il passato che mi dilania
questo essere stati
senza possibilità di ripetersi
di dirgli una parola.[...]"

Scegliere. Aprire una porta oppure un'altra. Trovarsi a un bivio e doversi orientare verso una delle due direzioni. L'opzione di fermarsi non è data, per lo meno non ad libitum. Sono le nostre scelte a definirci, a condannarci o esaltarci. La nostra intera esistenza, quello che alcuni chiamano destino, è frutto della nostra discrezionalità. Il caso è solo un attore appartato nel retropalco. Abbiamo tra le mani il nostro gomitolo, possiamo tesserlo a piacimento, secondo la trama che più ci aggrada. Libertà inebriante e crudele, che ci rende responsabili in toto di ogni successo e di ogni fallimento, addossandoci onori e colpe che non possiamo scrollarci di dosso, come medaglie e cicatrici appuntate sulla carne viva.

Il passato ci bracca. Perché ho fatto questo? Perché non l'ho fatto? È un gatto nascosto in un angolo buio, che ci osserva pronto a sferrare l'agguato nel momento in cui saremo più indifesi. La responsabilità ci costringe a fare i conti con quello che è stato. Niente doveva andare in un certo modo, tutto poteva essere altrimenti. Ed era in nostro potere decidere.

"[...]e tu giochi a nasconderti
non ti fai trovare,
sembriamo
due strani innamorati
ma io ti sento
qui alle mie spalle,
a volte mi sento toccare.

 

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martedì, marzo 08, 2016

Anche nelle mattine grigie in cui l'assenza di vento non pungola le nuvole, che restano mollemente distese a fare da coperta al sole. O nei pomeriggi di afa, nei quali l'asfalto regala miraggi a buon mercato. O nelle notti senza luna, in cui il buio è spesso come un muro e risveglia solitudini e paure ancestrali. Anche allora il tempo passa, inarrestabile. Un'ora dura sempre sessanta minuti, un minuto sempre sessanta secondi.

L'ineluttabilità del divenire è una certezza precisa come un'incisione chirurgica fatta da mano ferma ed esperta. Una certezza disperante e consolante insieme. Nessun momento felice durerà per sempre ma neppure il dolore è permanente, solo il ricordo può tentare di allungarsi, di stirarsi verso il futuro, di trascendere perfino la vita del singolo e abitare altre vite. 

Il ricordo partecipa dell'infinito ed è questo a farne al contempo redine e trampolino.

Listening to:
Blue in green - Miles Davis

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giovedì, febbraio 25, 2016

Unyielding

Se vuoi dare inizio a una guerra, fai attenzione al nemico che ti scegli.

La mansuetudine è una gran dote, ma farsi schiacciare è tutt'altro ed è da persone con poco rispetto di sé. Io sono insieme troppo giovane e troppo vecchia per lasciare a qualcun altro il timone della mia vita. 

Sarà sciocco, tuttavia ho sempre coltivato e coltivo la presunzione di poter definire da me abitudini e preferenze, evitando di lasciarmi intrappolare in percorsi e routine precostituite. Sovrapporre vecchie strutture a qualcosa di nuovo: è questo che odio e non posso accettare. Non voglio fare le veci di un'altra, rivendico la mia unicità e, se sono stata scelta perché si è supposto che la mia docilità significasse mancanza di personalità o disponibilità a ricoprire ruoli altrui, si è fatto un errore madornale. Non ho niente di cui scusarmi e possiedo, invece, un'abitudine consolidata ad affrontare la vita contando solo sulle mie forze. Le trincee, dunque, non mi spaventano.

Dichiarare aperte le ostilità non è stata una mossa lungimirante.
 
Listening to:
Ashes to ashes - David Bowie

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martedì, febbraio 23, 2016

I miei buoni propositi sono sempre più deboli delle mie cattive abitudini.

Listening to:
Lover, you should've come over - Jeff Buckley

venerdì, febbraio 19, 2016

Il bilancio delle occasioni perdute

Se parli con un quindicenne di oggi anche solo di cinque anni fa, lui ti guarda come se gli stessi raccontando di un'era lontana. Dev'essere colpa dell'attuale velocità delle comunicazioni se i ragazzi nativi digitali vivono in un eterno presente. Per me è difficile perfino concepire che si possa farlo, non solo perché sono tenacemente attaccata ai miei ricordi e alle mie nostalgie fin da quando ero bambina, ma anche perché il passato mi è sempre servito per capire e ripartire. Non credo nella tabula rasa, nei colpi di spugna, nei ponti bruciati o tagliati, non credo soprattutto che pretendere di cancellare qualcosa possa essere un buon viatico per costruire qualcos'altro di nuovo. Ciò che è stato, per me, va ruminato, interiorizzato e superato, come in una sorta di dialettica interna. Così, se devo andare avanti, non posso che guardarmi indietro e contare i passi.

Da qualche tempo sfoglio le pagine di questo diario e rileggo nei commenti parole dimenticate, molte delle quali all'epoca fraintese. Soprattutto i pensieri senza autore, che un tempo mi turbarono, mi sembrano a volte come le frasi di un nume tutelare, di una presenza-assenza che in qualche modo vegliava su di me. Di congetture sull'identità del/dei commentatore/i segreto/i ne ho fatte molte. Quelle di allora, però, a ripensarci adesso mi sembrano così sbagliate e mi pento della durezza di certe reazioni. Risposi stizzita a parole affettuose solo perché ne equivocai la fonte e oggi, benché non possa attribuirle con certezza, ne comprendo pienamente la dolcezza. Com'ero giovane e presuntuosa! L'unica cosa bella dell'invecchiare è poter guardare gli eventi in prospettiva e, nonostante in alcune occasioni questo possa riaprire ferite, accorgersi che le cose desiderate forse si erano timidamente riaffacciate, ma per la troppa sfiducia ci si è passati accanto senza vederle. 

Listening to:
Homesick - Kings of Convenience

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