lunedì, marzo 26, 2007

Too many mistakes...

La vita è un puzzle gigantesco pieno di pezzi spuri che non si possono ficcare da nessuna parte. Ogni tanto ne salta fuori uno e scombina tutto il quadro...
E nella mia di pezzi anomali ce ne sono fin troppi, così tanti che il puzzle si riduce ad una specie di cornice ed all'interno è desolante nel suo essere vuoto per mancanza di componenti che si adattino agli incastri prestabiliti. In più, quelle poche tessere utili che ho tendo a perderle.

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Optimistic - Radiohead

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domenica, marzo 25, 2007

"Come perle di collane di tristezza..."

Tempus fugit

Non raccolgo i petali disseminati sul cammino per paura di avvicinare la mano e scoprire che si tratta solo di ologrammi. Non so se convenga di più fugare il dubbio una volta per tutte o persistere nell'incoscienza; e nel frattempo molte cose transitano sul mio stesso sentiero e non si arrestano.
Mi sento minacciata da persone alle quali ho accordato molto di più del semplice saluto e - sia che sia un timore fondato, sia che si tratti di un'ingiustificata psicosi - questo è male, perché l'unica ad avere tutto da perdere sono sempre e soltanto io. Comunque vada, l'incanto è spezzato, l'innocenza è svanita e la confidenza, (che già non abbondava), adesso è totalmente estranea. Ed è tutto figlio di questa sfibrante attesa, di questa avvilente incertezza per la quale io non sono affatto tagliata. Vivere giorno per giorno, senza avere nemmeno qualche sia pur misera anticipazione del futuro non fa per me. Se almeno ricevessi degli input un po' meno contraddittori! Perché quando si tratta di inferenze il mio cervello parte al galoppo e troppo spesso fraintende, travisa e vorrei davvero che questo non fosse uno di quei casi. E vorrei che i minuti la smettessero di prendere la rincorsa...

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Un altro giorno è andato - Francesco Guccini

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venerdì, marzo 23, 2007

I need an answer






How is it going to end?





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Someday we'll know - New Radicals

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giovedì, marzo 22, 2007

Difetti d'interpretazione

In questi giorni di smarrimenti e meraviglia provo ad inseguire un'immagine evanescente di una me stessa che potrebbe essere e forse non sarà mai, ma che vorrei almeno per qualche attimo acciuffare. Vorrei che le mie braccia riuscissero ad allungarsi al punto di afferrare la chioma scarmigliata che si trascina nel vento e respirare un po' di quell'aroma vitale e selvatico, d'erba e margherite. Con un gesto solenne arrestare la corsa di questa fanciulla, che è una proiezione di me e dei miei desideri, e far sì che immagine e realtà combacino per il tempo infinitesimale di un sospiro o di un battito di ciglia...
Lei può tutto: può concedersi risate spensierate dalle quali perfino l'ombra della tristezza è bandita, può correre fino allo stremo delle forze, può dire con parole semplici e senza troppe circonvoluzioni e remore, può legittimamente prendersi il lusso di essere ottimista senza sembrare visionaria e può anche essere visionaria, se le va.
Io brancolo in una penombra che a volte è abitata da fantasmi minacciosi e dubito di qualunque cosa perfino quando posso vederla, toccarla. Ho sempre timore di fraintendere messaggi che rimangono sospesi a mezz'aria per pochi attimi prima di inabissarsi nel caotico divenire della routine quotidiana.

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Bird Stealing Bread - Iron & Wine

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martedì, marzo 20, 2007

Kindness, friendship, happiness

E' inimmaginabile la felicità che può dare tenere tra le mani una piccola busta gialla. Stringerla e sapere che la memoria persiste e che essa significa - e rende tangibile - una prossimità affettiva che non ci si attendeva.

Il cielo grigio di questi ultimi due giorni contrasta con le insperate schiarite nell'anima.
Ci sono una serie di cose infinitesimali che, soffiando via i sospiri, rendono lo scenario circostante meno minaccioso e inebriano di meraviglia.

A volte mondi che sembrano lontani anni luce entrano in contatto, per un secondo si sfiorano e non provano disagio, repulsione, come se quello fosse ciò a cui erano stati da sempre destinati. Sono momenti chiave dell'esistenza, anche se la loro superficie può travestirsi da banalità...

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The last good day of the year - Cousteau

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domenica, marzo 18, 2007

Uncertainty

Basta! Mi sento su una graticola.
Se solo riuscissi a respirare a pieni polmoni e a tacitare questa sequenza frenetica di tonfi...
E' tutto così dannatamente complicato e questo senso di capogiro - come se il mio cervello fosse un gigantesco embolo gassoso - non è certo di grande aiuto.
Vedo, sento, rielaboro le informazioni e tremo. Spero che questa volta la mia preveggenza mi tradisca e che le nuovole che sembrano addensarsi su di me siano solo passeggere, altrimenti non ci sarebbe rimedio. Ancora una volta non potrei competere. Non sono all'altezza.

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Autumn - Carla Bruni

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sabato, marzo 17, 2007

Un discorso sospeso

Se solo la smettessi di vedere le cose attraverso una lente deformante e mi rassegnassi ad una realtà priva di tutti i fronzoli che sono solita ricamare sulla sua tela! Ma non ne sono capace. E' come una condanna.
Ah, questa terribile afasia e questo soverchiante terrore di fare sempre un passo di troppo! E questo continuo e faticoso riprendere ogni giorno i fili strappati il precedente, con l'illusione di portare avanti un lavoro di tessitura che, invece, non cresce mai...
Mi schiaccia il peso di tutte le parole lasciate a mezz'aria e il senso di colpa per non averle acchiappate.

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La ballata degli impiccati - Fabrizio De Andrè

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martedì, marzo 13, 2007

Schermaglie

Non riesco ad immaginarmi a lottare brandendo la lancia; non fa per me, eppure dovrei iniziare a digrignare un po' i denti, prima che l'assalto sia portato a termine e il mio territorio sia depredato impunemente da chi sa gestire tanto la guerrilla quanto gli scontri in campo aperto.
Gli assalti si susseguono rapidamente e non posso permettermi di essere troppo ingenua e mite. Ma non posso, e non voglio, abbandonarmi alla prepotenza.
La breve tregua che si prospetta sarà, mi auguro, un'occasione per preparami alle battaglie vere proprie, che sento prossime ed inevitabili e dalle quali non voglio ritirarmi sconfitta senza neppure avere esploso un colpo...

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Bandiera bianca - Franco Battiato

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domenica, marzo 11, 2007

Pressione in aumento

Chiudere gli occhi. Ripetere insistentemente che non sono più io. Riaprili e constatare il miracolo compiutosi. Sarebbe perfetto. Dimenticarmi di Maria, di quello che è e che non è, come un bruco si dimentica dei sui bitorzoli per ritrovarsi splendida farfalla. Dare un colpo di spugna energico e lavare ogni minima traccia di questa identità schiacciante, di etichette che pretendono di squadrarmi e che non mi lambiscono nemmeno, che in parte mi sono affibbiata da sola e in parte ho ricevuto da chi crede che la corteccia possa bastare a dare un'idea del midollo. Un midollo che sembra in ebollizione, che prepara nel silenzio una melodrammatica sommossa, gonfiandosi di vapori che non hanno uno sfiatatoio e che porteranno inevitabilmente a qualche dilaniante esplosione.

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Forget myself - Elbow

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venerdì, marzo 09, 2007

Un gioco di dadi truccati

"...non verremo mai
tratti all'altare
neanche dentro
una cassa di legno..."

E' come se tutto ad un tratto non ne potessi più di strisciare sulla schiena e i graffi si fossero tramutati in piaghe ulcerose, che spurgano un pus viscoso e fetido. Sento lo schiocco violento di ogni colpo di scudiscio che mi crepa le labbra e il sapore ferroso del sangue che precipita in rigagnoli tiepidi. Questa marginalità obbligata pesa più di un bagaglio di paccottiglia inutile da portare in spalla in una giornata torrida.

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A che serve lo zolfo - Cesare Basile

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giovedì, marzo 08, 2007

"La colpa allora sarà stata solo mia..."

Gli eventi galoppano sollevando una nube spessa di polvere rossiccia che irrita gli occhi. La chiarezza latita. Mi manca la giusta prospettiva per riuscire a giudicare lucidamente. Oscillo tra momenti di sincera disperazione e altri di irrefrenabile gioia in modo apparentemente inspiegabile. Non capisco e non ho fretta di farlo; mi dispiacerebbe eccessivamente rompere quest'atmosfera di attesa così esaltante in cui ogni cosa acquista un significato che va ben al di là della pura denotazione. E mentre mi dico che farei meglio ad adoperarmi per ripristinare le comunicazioni con la mia ragione, sopraggiungono nuovi elementi che non fanno altro che confermare e stimolare questi deliri, con il risultato di accrescere il senso di vertigine e confusione. Forse ho già fatto il passo oltre il quale è impossibile tornare indietro, oppure ci sono molto vicina e non ho alcuna intenzione di trattenermi dall'avanzare ulteriormente verso quello che, a giudicare da quanto riesco a scorgere da qui, potrebbe anche essere un buco nero. Sono pronta a farmi carico di ogni responsabilità che ciò comporta e accetterò ogni evenienza come l'inevitabile conseguenza di questi giorni vissuti in dormiveglia, anche se ciò significasse accogliere di buon grado disagi e malumori.

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La marcia dei santi - Archinuè

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mercoledì, marzo 07, 2007

Andante

Continuo a lavorare per costruire il futuro, che ha la spiacevole abitudine di prendere brutte pieghe se ci si distrae anche solo per poco.
Mi aggrappo agli sparuti fili che dal cielo pendono sul precipizio e provo ad arrampicarmi su questi appigli provvidenziali, tanto graditi, quanto inaspettati. Provo a seguire l'esempio delle gocce tenaci che riescono ad averla vinta sui massi. Provo a mostrare la mia vera identità, a non essere rigida e sempre sulla difensiva, a non vergognarmi di una complessità che mi connota come un marchio fosforescente.
Mi pare che i fendenti della malasorte adesso si abbattano meno violentemente e che spesso, addirittura, mi manchino. E quando riesco a strappare un sorriso mi sento appagata. Mi basta per sentire il metronomo che freneticamente si agita nel mio cervello rallentare e i pugni disserrarsi e la mascella rilassarsi e la gola aprirsi e quello che sembrava strozzato, o incastrato di traverso, adesso può essere comodamente deglutito. Non soffoco più.

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L'uomo col megafono - Daniele Silvestri

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lunedì, marzo 05, 2007

Crescendo

Nonostante la fatica di questi giorni troppo densi di impegni, in cui perfino trovare il tempo di respirare a volte può sembrare un'impresa, mi sento serena, confortata e fiduciosa. Inspiegabilmente le cose pesano ogni giorno di meno, si rianimano, si colorano di tinte nuove e brillanti, perdono i loro contorni spigolosi e diventano sempre più accoglienti, concave, tiepide e materne, cosicché mi possa mollemente abbandonare a questo nuovo e fragile senso di confidenza che sta facendo lentamente capolino. La parabola ascende, non vertiginosamente, ma costantemente ed è meglio che sia così, perché questo mi risparmia il senso di capogiro. E, forse per la prima volta in tutta la mia vita, non m'importa affatto di sapere come andranno le cose, m'importa solo che continuino impercettibilmente a muoversi, ad evolversi giorno dopo giorno, in meglio o in peggio non fa differenza, ciò che conta è che non si inchiodino. M'importa di fluttuare in questo alone luminoso incoscientemente, senza ragionare troppo su questa primavera anticipata, per non guastarla, ma assaporandola, respirandola, sfiorandola, ascoltandola e facendomi lusingare dalle sue carezze.

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Porta Vagnu - Ivan Segreto

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sabato, marzo 03, 2007

Flebili luci

"E poi uscimmo a rimirar le stelle..."

Quando mi ricordo di avere un senso dell'umorismo, le cose istantaneamente si appianano e recuperare sembra molto meno difficile.
Quando lascio fare al caso e metto tra parentesi il mio pachidermico rimuginare, i miglioramenti non tardano a venire.
Quando consento all'istinto di sgambettare per un po' libero dalle briglie del mio autocontrollo punitivo, questo mi rende un ottimo servizio.
Quando mi ricordo che sorridere è un investimento che remunererà nel lungo periodo, gli utili derivanti da questa attività iniziano a manifestarsi molto prima del previsto.
Quando provo a respirare invece di continuare a stare perennemente in apnea, il mondo mi appare in una prospettiva totalmente differente.
Quando mi capita di alzare gli occhi e osservare le stelle, mi ricordo che la serenità ha una ricetta molto meno elaborata di quel che può sembrare: basta pesare bene gli ingredienti.

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Mr. Tambourine Man - Bob Dylan

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venerdì, marzo 02, 2007

Le illusioni soccombono...

...ed io do loro una mano a farlo, sbagliando tutto quanto è umanamente possibile sbagliare. E' come se volessi seminare fiori ed invece mi ritrovassi a spargere gramigna. Non so far altro che guastare sempre ogni cosa e in misura direttamente proporzionale a quanto la tal cosa mi sta a cuore, con un accanimento cieco che farebbe inorridire perfino il barone Von Masoch. La mia intima tendenza all'autodistruzione e all'auto frustrazione è uno strascico pervicace e tremendamente pesante da trascinare, che mi fa barcollare ad ogni passo, come se camminassi su un pavimento accidentato da centinaia di insidie invisibili, che rendono il mio andare malsicuro e spesso e volentieri mi fanno incespicare, schiantando al suolo ogni mia - anche misera - velleità.
Il fatto che sia così lucida nell'analizzare la cosa non apporta alcun beneficio, perché ostinatamente persisto nei miei soliti errori, quasi ci provassi un perverso godimento. E non escludo che sia così, che davvero io mi diverta inconsciamente a sabotare i miei desideri.
Ci sono momenti nei quali mi sento sovrastata da un peso immane, il peso di essere me e mi manca il respiro, letteralmente. Sarebbe eccessivamente facile prendersela con la sfortuna, ma la sfortuna non c'entra, si tratta solo di incapacità, di inettitudine.

Listening to:
9 crimes - Damien Rice

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giovedì, marzo 01, 2007

Indici contrastanti

"Hoy es siempre todavía"

Sono proprio una novellina, un'ingenua! Più che infastidita, direi che sono ammirata davanti a tanta intraprendenza, a un modo di fare così diretto, sebbene il risultato di tutto ciò non mi sia particolarmente favorevole.

Non sono mai stata capace di prendere o pretendere. Di muovermi seguendo un piano, di tracciare una strategia di qualunque tipo. Tendo inevitabilmente a fare errori esiziali a livello esponenziale. Forse non sono adatta a vincere.

I'm a loser, baby, so why don't you kill me?

Eppure potrei essere più delusa di quanto non sia; per il momento mi accontento. E' il mio solito approccio rinunciatario.

Oggi qualcosa è migliorato, qualcosa mi ha sorpreso, qualcosa è giunto come una balsamo addolcente dopo un lungo periodo di trepidazione. E qualcosa è sembrato scivolare, qualcosa è sembrato più difficile del previsto, qualcosa è stato ragionevolmente sgradevole, qualcosa va per il verso sbagliato. Ad ogni modo oggi non è un giorno da recriminazioni...
C'è ancora tempo.
"Se cayeron mis alas y yo no me rendí"


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Ahora - Ismael Serrano

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