giovedì, marzo 22, 2007

Difetti d'interpretazione

In questi giorni di smarrimenti e meraviglia provo ad inseguire un'immagine evanescente di una me stessa che potrebbe essere e forse non sarà mai, ma che vorrei almeno per qualche attimo acciuffare. Vorrei che le mie braccia riuscissero ad allungarsi al punto di afferrare la chioma scarmigliata che si trascina nel vento e respirare un po' di quell'aroma vitale e selvatico, d'erba e margherite. Con un gesto solenne arrestare la corsa di questa fanciulla, che è una proiezione di me e dei miei desideri, e far sì che immagine e realtà combacino per il tempo infinitesimale di un sospiro o di un battito di ciglia...
Lei può tutto: può concedersi risate spensierate dalle quali perfino l'ombra della tristezza è bandita, può correre fino allo stremo delle forze, può dire con parole semplici e senza troppe circonvoluzioni e remore, può legittimamente prendersi il lusso di essere ottimista senza sembrare visionaria e può anche essere visionaria, se le va.
Io brancolo in una penombra che a volte è abitata da fantasmi minacciosi e dubito di qualunque cosa perfino quando posso vederla, toccarla. Ho sempre timore di fraintendere messaggi che rimangono sospesi a mezz'aria per pochi attimi prima di inabissarsi nel caotico divenire della routine quotidiana.

Listening to:
Bird Stealing Bread - Iron & Wine

Etichette:

1 Comments:

Anonymous Danilo Saddi said...

"...Nel 1851 venne pubblicato un romanzo di Herman Melville. Il titolo? "Moby Dick".
Questa è una delle opere che amo di più, e che a distanza di tempo suscita in me alcune considerazioni su quella che per certi aspetti, è la trasfigurazione di un nostro alter ego, dinanzi alle soglie del tempo.
Questo spunto di riflessione di Maria è davvero interessante.
Noi tutti, forse un po come il Capitano Achab, facciamo in modo di interagire con quella sorta di onniscenza che si invera tra le tele del non vissuto...
Ecco perche cerchiamo di innalzare uno sguardo ed una preghiera al cielo. Ecco perchè, tra le notti ed il buio, di tempeste da introspezione, riflettiamo la personificazione in un altro luogo, sia esso anche e sempre mentale.In questo nostro nosocomio ambulante, il Bene e il Male non hanno sostanzialità ma sono necessari e razionali, così come è necessaria e razionale la caccia di Moby Dick da parte di Achab.
L’uomo non può dunque interagire con il fato, perché questo gli risulta oscuro ed incomprensibile, ma può soltanto recitare una parte che è stata già scritta per lui.
E' stata ascritta, ma spesso e volentieri, il supporto rimane custodito e non pubblicato..."


Danilo

24 marzo, 2007 11:35  

Posta un commento

Links to this post:

Crea un link

<< Home