sabato, aprile 30, 2022

Giova tornare qui con ritrovata assiduità, a scrivere per provare a rintracciare il bandolo di questi giorni ingarbugliati. Infonde un vago senso di quiete avere almeno una piccola abitudine in questo rimescolarsi caotico delle tessere del puzzle della quotidianità. Ogni notte fermarsi a passare in rassegna i pensieri, cercando di individuare nuovi possibili equilibri o escogitare scappatoie. Riordinare le idee nell'unico modo in cui lo so fare, allineando sillabe in fila indiana e sperando che dal comporre e poi osservare questa processione di parole possa emergere quanto meno una consolazione, se una speranza è proprio impossibile. Gravida di desideri, paure, delusioni e incertezza, impegnarmi a partorire un racconto di questa tempesta. In ogni frase scaricare un grammo del fardello, alleggerirmi un po' l'anima e respirare a pieni polmoni se non altro per il tempo che mi serve a buttare giù poche righe. Ostendendo la mia anima in questo posticino viola, ancora una volta, come a ogni altra curva cieca dell'esistenza.


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Fortunate child - Villagers & Nico Muhly

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venerdì, aprile 29, 2022

Senza la pazzia che cos'è l'uomo

se non bestia sazia,

cadavere differito che procrea?

 

Pazza, sì, pazza, perché desidero contro la prudenza, la logica e il decoro. Desidero l'impossibile e in un eterno e ininterrotto stato di rêverie lo architetto minuziosamente, fino al più insignificante dettaglio. Una sola vita - questa - non mi basta: in me c'è spazio per tutti i sogni del mondo e tutti e ciascuno li voglio sognare e vivere una moltitudine di esistenze, anche se solo nella fantasticheria. La noia di essere me stessa, di indossarmi ogni giorno come una monotona divisa, mi è sopportabile solo immaginandomi sempre diversa, disegnando miraggi, evocando spettri. Continuamente pregando che esista da qualche parte un punto di collisione tra la mia vita reale e questo tumultuoso, incessante desiderare e che dallo schianto tra ciò che è e ciò a cui anelo possa emergere una creatura nuova, una specie di animale mitologico, che sia contemporaneamente me e tutte le cose che ho la velleità di sognare.


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Cos'è la libertà? - Amor Fou

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mercoledì, aprile 27, 2022

Sein und Sollen

Essere capace di rischiare il ridicolo. Accettare la possibilità di incespicare. Non aver paura di lasciarmi spettinare. Concedermi anche di essere imbarazzante, grottesca, disgustosa, patetica, volgare. Prendermi la libertà di disturbare. Deludere qualcuno solo per il gusto di poterlo rivendicare. Essere indulgente con me stessa e permettermi di non espiare. Forse perfino abbandonarmi a una sguaiata frenesia da baccante. Vivere una parentesi, almeno una, di scalmanato invasamento in cui dare sfogo a tutto quello che da sempre è stritolato da una camicia di forza di decenza e compiacenza. Smettere di obbedire, di sbracciarmi e darmi da fare, di rispondere signorsì a ogni richiesta, di appaltare il mio tempo e la mia attenzione a chiunque. Impegnarmi ad avere almeno un rimorso che interrompa la catena infinita dei rimpianti. Essere rotondamente me stessa, accogliendo la prepotenza contundente della mia Ombra, quell'alterità che non è estraneità bensì costituente. Compiere le mie possibilità e il mio destino, come può solo chi non ha niente da difendere né da ossequiare. Piangere non più di frustrazione, ma come un rito di liberazione, in cui con le lacrime si purga lo spirito dalle sovrastrutture e da quell'acqua battesimale rinascere, dopo trentotto anni, finalmente integralmente me stessa. Essere e basta. Senza dovere e senza garbo. Senza tutte le inibizioni in nome della reputazione propria e del rispetto dovuto ad altri. Senza camminare sulle punte per essere alta quanto le aspettative richiedono.

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Idioteque - Radiohead

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giovedì, aprile 14, 2022

Giorni indefiniti. Una vita di frenate e false partenze, slanci e ripensamenti, che sembra l'abbozzo di qualcosa di cui non si riesce a predire l'esito. E da mesi, se non da anni, la sensazione che si accumulino segni su segni, coincidenze che appaiono come navette diligenti intente a tessere una trama nell'ordito scheletrico dell'esistenza. Il sentore che sia la gestazione di qualcosa di cui non si sa ancora intuire neppure il disegno. Un lancio alla cieca che rende impossibile prevedere la traiettoria e il punto d'impatto. O forse solo l'illusione che da qualche parte arrivi una chiamata fatale, la vocazione attesa e disperatamente desiderata con ridicola perseveranza nonostante i cambi di calendari. Come in certi pomeriggi indolenti dell'adolescenza, in cui si fantasticava il futuro e lo si sentiva indecifrabile come un quadro di Max Ernst, confidando tuttavia che sarebbero arrivate risposte e si sarebbe trovato il proprio posto nel mondo. 

E invece oggi, a un passo dalla mezza età, in mano resta ancora solo un pugno di mosche e nello stomaco un fastidio urente che è un quarto nostalgia, un quarto delusione, un quarto smania e un quarto terrore. Una vita amorfa. La velleitaria e magnifica cattedrale di sogni e fantasticherie di un'anima pavida e rinunciataria, che se dovesse descriversi si troverebbe in un imbarazzante stato di afasia. 

Se nella ghianda è già contenuta la quercia, della mia mi sembra di non essere in grado di dedurre alcun contorno. Il mio codice dell'anima mi appare inintelligibile. Come una conversazione telefonica in cui è tanta l'interferenza e il rumore di fondo che non si riesce a comprendere nemmeno una sillaba. Così l'impressione è che non possa fare altro che mancare il mio destino e disertare me stessa. E allora torno qui e scrivo, come sempre da oltre quindici anni, cercando di strapparmi fuori in un impossibile tentativo di auto-maieutica parole che possano aiutarmi ad aumentare la nitidezza di un'immagine in cui a occhio nudo non si vedono altro che macchie indistinte. 

Se solo fosse possibile fare come il barone di Münchhausen ed essere capaci di salvarsi da sé dalla palude tirandosi su per i lacci dei propri stivali!  


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Il mare verticale - Paolo Benvegnù

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