giovedì, maggio 12, 2022

Encheiridion

               Per me, se lo voglio, tutti i segni sono favorevoli; infatti qualunque cosa accada tra quelle presagite, dipende da me trarne vantaggio.

 

Un alone di ineluttabilità ovatta gli spigoli della realtà che via via va agglutinandosi e cresce il desiderio di imboccare imperturbabili questo cammino, sforzandosi stoicamente di giungere al traguardo astraendosi dalla meschinità della situazione. Dall'alto di una calma riconciliata con il passato e che ha già scontato il cordoglio per il futuro, raccogliere come in una caccia al tesoro ogni monito e ogni insegnamento disseminato per il percorso tortuoso e accidentato, affinché siano lezioni per un domani fecondo di possibilità. Ma la volontà vacilla tra apprensioni e impassibilità ed è un'eterna lotta interiore tra la consapevolezza che tra tutti i presagi e gli indizi ci siano anche quelli di una nuova fioritura, purché lo si desideri, e il disagio di non sapere quale piede vada messo avanti per primo per innescare la marcia.

 

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Venus in furs - The Velvet Underground

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mercoledì, maggio 11, 2022

Too young to hold on...

Quante vole bisogna perdonare? E quali offese? Quand'è che la misericordia smette di essere un esercizio di carità, una manifestazione d'amore gratuito, una pratica santa, un segno di bontà e inizia a diventare una resistenza assurda, una mortificazione ridicola, un sacrificio autolesionista, una sacrilega mancanza di rispetto per se stessi?

Mi pare di avvertire distintamente dov'è il limite e sono ragionevolmente certa che sia stato superato. Eppure mi fanno difetto il coraggio e l'egoismo per dire il primo no e dichiarare che basta così, che non ho più voglia di far finta di niente, di condonare e dimenticare, specie considerando che di ogni mio inciampo - ancorché minimo - si è tenuta e si tiene, invece, una contabilità minuziosa per potermi all'occorrenza ferire profondamente e senza riguardi con il rinculo violento del senso di colpa.

Vorrei disperatamente gridare un perentorio "non plus ultra!" e mi si chiude la gola. Come sempre mi rifugio nel silenzio, nella sopportazione che mi fa irrancidire il sangue, in questo masochistico atteggiamento di resa per non infrangere una promessa affine ormai a un ergastolo che fa i miei giorni via via più infelici. 

Non ci sono scialuppe, salvagenti, boe, bagnini. Da dove sono niente e nessuno può portarmi a riva. Posso solo nuotare e in questo momento, più dolorosamente che mai, ho quasi la certezza che non riuscirò a fare altro che affogare, che la mia vita sia già perduta. Nonostante sia ancora abbastanza giovane da poter considerare criminale ostinarsi solo per serietà, sani principi e pavidità, resto paralizzata e so solo piangere la rabbia che non riesco a dire.

 

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The sacrifice - Michael Nyman

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martedì, maggio 10, 2022

Stati d'animo stromboliani

Sarà che la Sicilia è terra di vulcani e perciò noi siciliani partecipiamo della natura di questo fuoco fluido che senza sosta scorre sotto la superficie dell'isola, che siamo statici e indolenti in apparenza e dentro siamo caos e vapori. Un continuo ribollire occulto, un montare di gas e poi repentine eruzioni e brusche esplosioni. Immoti come placidi bovini o gatti stesi al sole del pomeriggio, ma lesti a scattare e sbottare senza preavviso se abbiamo un diavolo per capello. 

Se, come Tomasi di Lampedusa faceva dire al Principe di Salina ne "Il gattopardo", la Sicilia dorme, il suo è un sonno gonfio di sogni in cui ruggisce un inconscio esagitato. Sarà per questo che a noi dell'isola, sotto questa apatia esteriore, avvampa spesso una frenesia più violenta di certe mareggiate invernali che cambiano il profilo della costa, spianano le spiagge e distruggono gli stabilimenti balneari. Perché qui non esiste la mite monotonia delle pianure a perdita d'occhio né la quiete eterea delle vette montane, che ci è estranea nella sua elegante purezza. Quaggiù perfino l'alta montagna è fuoco senza pace, che non attende altro se non il momento giusto per tracimare, schizzare, scoppiare.


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The only living boy in New York - Simon & Garfunkel

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lunedì, maggio 09, 2022

Il volto nello specchio

Questa faccia strana e un po’ infantile, egemonizzata da un paio d’occhi decisamente grandi e storpiata da una dentatura sui generis, quanto l’ho odiata! E quante volte insicura ne ho studiato il riflesso, osservandone per ore i particolari, analizzandone le espressioni per capirne i meccanismi, per provare a imparare a non arrossire (esperimento fin qui fallito), per verificare quanto lasciasse trasparire oltre la pelle. Ho scrutato di tutto allo specchio - la gioia, il dolore, il pianto, la timidezza… - nel tentativo (vano?) di intuire cosa vedono gli altri quando guardano me.

Dopo quasi quattro decadi ho imparato ad accettarla per quel che è e non vorrei più cambiarla. No, ormai nemmeno il sorriso sgangherato mi disturba, nemmeno il naso o le perenni occhiaie né la spruzzata di lentiggini sugli zigomi. Se dicessi che mi piaccio, mentirei. E non si spiegherebbe perché, se qualcuno mi fissa, mi prende subito il terrore d'avere qualcosa fuori posto. Col tempo mi sono però affezionata alla mia immagine, a questa faccia bambinesca e non ancora sgualcita, che si adatta bene alla mia sostanziale  inesperienza del mondo. A questi occhi che sembrano perennemente spalancati, appropriati per una che è sempre incline allo stupore e all’entusiasmo appassionato, specie per ciò che non porta successo o denaro o prestigio. Per una che, come i più piccoli, ha conservato il piacere di fare le cose solo per il gusto e non per l’utile. Lo slancio gratuito è la sola grazia che possa offrire e la dedizione appassionata è la migliore qualità che mi riconosco. Non so se tanto basti a giustificare una faccia come la mia, a nobilitarla, ma è diventato sufficiente per me e va bene così. 

 

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Una faccia in prestito – Paolo Conte

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domenica, maggio 08, 2022

Ogni domenica penso che la comunione che prendo dovrebbe ustionarmi il palato e la lingua da tanto sono lontana dalla grazia di Dio. L'abbandono cieco - gesuitica sottomissione di fede perinde ac cadaver - non l'ho mai avuto e oggi mi appartiene ancora meno. Eppure regolarmente mi ostino ad accostarmi a un sacramento al quale non sono neppure più saldamente sicura di credere. Non riesco a costringermi alla logica coerenza di rinunciare anche all’ultima àncora che mi impedisce di andare del tutto alla deriva, adesso che ogni altro punto fermo è stato escisso con chirurgica esattezza. Così settimanalmente cerco il conforto non di un’abitudine, bensì di un momento di balsamica apertura alla speranza. In mancanza di una fede incrollabile, mi sforzo di avere fiducia e tento di accogliere - magari perfino di mettere all'angolo - il Signore che mi sfugge, che ignora le mie preghiere, che resta in silenzio e sembra cinico o indifferente al mio dolore. 

Non so cosa mi aspetto come frutto di tanta perseveranza, di certo non un miracolo. Forse ho solo fame di un’epifania di senso. Non sono pronta a cessare di sperare che ci sia un’entità che sovrintende al destino e che tutte queste sconfitte e tutti questi tormenti non siano casuali, sfortune capitate per semplice probabilità. Voglio illudermi che servano a qualcosa. Ho bisogno di avere fiducia che ogni contrarietà, lacrima e delusione sia essenziale nello sviluppo coerente di una storia, che sia una tappa ineludibile per arrivare alla conclusione fissata. E non pretendo - e nemmeno m’importa - che la meta ultima sia un “e vissero tutti felici e contenti” né un altrove o un aldilà di eterna beatitudine che ricompensi della sofferenza terrena. Mi basterebbe appena poter sapere che non è tutto vano e inosservato o, peggio, privo di significato e accidentale come un qualsiasi lancio di dadi.

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sabato, maggio 07, 2022

Primum vivere, deinde philosophari

Dietro la finestra una pioggia igienica sciacqua via la sabbia africana portata dallo scirocco. Il distendersi dei rivoli sui vetri come un lavacro rituale purifica i pensieri. Il ticchettio irregolare delle gocce sulla ringhiera impone un ritmo convulso alla notte e in questo fare concitato di acqua che scende c'è quasi un invito all'azione. Il cielo cupo si è infine liquefatto, è finito il tempo dell'attesa. La pioggia monda la polvere rossastra incrostata e pare promettere un domani nuovo di zecca, immacolato. Un domani in cui potersi votare al fare, senza paralisi da analisi. Un domani non più teorico ma empirico, in cui a forza di tentativi ed errori si possa realmente rischiare di finire da qualche parte, invece di limitarsi a dettagliare fino alla più insignificante minuzia ineccepibili itinerari immaginari. Infischiandosene della rarefatta eleganza stilistica che è principio cardine della vita contemplativa, rinunciando alla composta raffinatezza dell'astrazione per risolversi a provare a cingere la vita in un abbraccio sghembo.

 

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L'oceano di silenzio - Franco Battiato

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venerdì, maggio 06, 2022

Mise en abyme

Giorni che sembrano la versione in sedicesimo della vita stessa: un inconcludente stillicidio di minuti, che colano distrattamente come gli orologi di Dalí, senza aver raccolto neppure una reale soddisfazione. E le ore e gli anni si affastellano in un perenne affaccendarsi attendendo a compiti di banale quotidianità per soddisfare le necessità spicciole, che immancabilmente si rinnovano come l'appetito di bestie insaziabili. Ogni mattina ci si sveglia per rifare le solite cose in questa esistenza angusta e a dispetto di tutto routinaria, schiava di una sequela di riti apparentemente ineludibili a prescindere da ciò che accada. Eppure non ci sarebbe miglior momento di questo - quale occasione più adatta? - per stravolgere la ripetitiva monotonia. Ma la coscienza azzanna come un lupo già per un piatto lasciato sporco nell'acquaio prima di andare a dormire, figurarsi se è possibile sorvolare su supposti doveri di ben altra gravità. La compulsione è il mio sistema operativo che non può essere hackerato. Ogni macchia va subito tolta, ogni briciola deve essere spazzata via all'istante e su su fino alle cose più importanti niente sembra possa essere tralasciato o delegato, come se da me stessa non potessi pretendere nient'altro che l'essere sottomessa e mite bestia da soma.


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Sea song - Robert Wyatt

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giovedì, maggio 05, 2022

Non ghiabbu nì maravigghia

Non ghiabbu nì maravigghia. Né derisione né stupore. Lo ripeteva sempre mia nonna Maria, ogni volta che qualche pettegolezzo o qualche notizia che potesse essere considerata scandalosa arrivava al suo orecchio. Ricordava a se stessa e a tutti noi di non lasciarci inebriare da un presuntuoso senso di superiorità morale nei confronti dei protagonisti e di non considerarci immuni dall'incorrere nel medesimo destino. Eppure quante volte ho ceduto alla tentazione di giudicare! Mi sentivo integerrima e immacolata, vivevo ancora nell'infondata illusione che la rettitudine fosse una garanzia, uno scudo contro le situazioni scivolose.

Oggi che mi sono cadute le scaglie dagli occhi e vivo la vita postuma di chi, suo malgrado, è stato investito dalla vocazione della realtà alla beffa, capisco la saggezza di mia nonna e non solo la condivido, ma, come insegna Terenzio, humani nihil a me alienum puto. Perché ho sperimentato che si possono commettere errori madornali nonostante - e perfino in ragione de - le migliori intenzioni, che è impossibile essere invulnerabili al dissidio e alla contraddizione, che le circostanze possono pervertire i principi più radicati, che i "mai" e i "per sempre" strombazzati e addirittura giurati il più delle volte sono solo buoni propositi. E ho intimamente compreso quanto sia essenziale distinguere nella condanna tra i fatti e chi li ha commessi, esecrando i primi e usando tutta la misericordia possibile per i secondi, perché qui siamo tutti gracili e indifesi e destinati a cadere e una carezza può rieducarci assai meglio di un ceffone.

 

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Il canto delle sirene - Francesco De Gregori

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mercoledì, maggio 04, 2022

Vorrei farmi concava. Accogliere questa confusione, questa rabbia, questo dolore. Vorrei farmi tino. Contenitore accomodante, che ospita passivo la fermentazione. Osservare il processo per quel che è, senza giudizi né ruminazioni. Aspettare. Lasciar fare al tempo. Non sentirmi costretta a una rivolta inconcludente, solo per dimostrare uno spirito pugnace. Nessuna resistenza. Nessuna resilienza. Non una goccia di sudore o di sangue. Solo una elegante resa. Una umile debolezza. L'accettazione dell'impotenza, dacché la lotta è intempestiva. L'abbandono catartico a una fine che potrebbe anche - perché no? - essere una palingenesi.

 

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La ricostruzione del Mocambo - Paolo Conte

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martedì, maggio 03, 2022

Una giornata di sole sfacciato, di cielo azzurro e senza nuvole, di aria calda che finalmente dà il senso di una primavera matura a un passo dal virare in estate anticipata - come a queste latitudini è di prammatica - e almeno per qualche ora ci si può sentire più leggeri, perfino timidamente fiduciosi. Il senso di tutto quello che da tempo mi accade continua a essere elusivo e il terreno sotto i piedi pare comunque decisamente cedevole, ma per un po' sembra non importare. 

Si può sorridere dell'entusiasmo dei ragazzi che fanno ginnastica nel cortile della scuola, felici delle loro maniche corte che fanno già pregustare le vacanze. Si può rallegrarsi di vedere tavoli, sedie e sdraio tornare su terrazze, verande e balconi, sapendo che presto e per mesi riprenderanno a essere quelli gli spazi più frequentati nelle case. Si può gioire del fucsia squillante dei fiori del mesebriantemo, che si pavoneggiano nel diluvio di luce del mezzogiorno. Si possono seguire i fremiti delle lenzuola stese ad asciugare, guardarle abbandonarsi alla brezza che le fa danzare. Si può essere colpiti dal barbaglio del sole sui vetri di finestre che finalmente si aprono e annusare gli odori di cucina dei vicini. Si può tentare di saziarsi della bellezza delle cose semplici e lasciare che i piccoli piaceri facciano da ansiolitico naturale. 

E avere voglia di camminare senza meta solo per inebriarsi di vita e di mondo, di inseguire le farfalle, di appoggiare le mani sul delizioso calore pomeridiano dei parapetti di pietra della marina con dentro la stessa ingenuità di più di vent'anni fa, quando si era ancora così inesperti da poter credere che comportandosi bene e facendo il proprio dovere tutto sarebbe andato sempre per il meglio.

 

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Your move - Yes

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lunedì, maggio 02, 2022

Fine corsa

Il giorno in cui tutto ebbe inizio e quello in cui ogni cosa sembra chiudersi coincidono in una circolarità ominosa, che pare annunciare fatalmente un epilogo. Quel che resta da capire è se sia terminato solo un ciclo e si possa ricominciare un nuovo itinerario o se abbiamo raggiunto un capolinea dal quale è impossibile ripartire. Questa simbolica compiutezza dà da pensare e sono tutti pensieri cupi. In ogni caso, ci sarà qualcosa da seppellire e qualche lutto da portare, sperando che si possa un giorno raccontare la ferita dal punto di vista della guarigione e che la cicatrice si apra prima o poi in un sorriso.


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A Sunday smile - Beirut

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domenica, maggio 01, 2022

Don't get any big ideas,

they're not gonna happen...


Stanotte perfino Thom Yorke mi ammonisce a restare con i piedi per terra e riproporzionare le mie ambizioni alle mie reali possibilità. E poi mi inchioda alla mia meschinità, avvisandomi della perdizione prossima ventura a cui mi porterà questo vizio incorreggibile di vagheggiare ciò che - se davvero fossi la brava persona che m'illudo di essere - la mente dovrebbe astenersi finanche dal concepire.

 

You'll go to Hell

for what your dirty mind 

is thinking.

 

Vorrei poter rinnegare i miei cattivi propositi. Disconoscere i peccati commessi in pensieri, ma non in parole né in opere né in omissioni, perché certi tipi di male riesco solo a corteggiarli con l'immaginazione senza avere mai il coraggio di concretizzarli. 

Come il principe di Danimarca, in linea di massima sono onesta, ma potrei accusarmi di tali cose che sarebbe meglio se mia madre non m'avesse partorita. Perché le intenzioni possono essere riprovevoli quanto gli atti e non aver mai agito non basta a guadagnarsi l'assoluzione. E mi vergogno. E non riesco a smettere di pensare ai desideri sconvenienti che sento addensarsi, farsi ogni giorno più solidi. E, benché ne provi repulsione, non sono in grado di soffocarli e non mi resta che prendere atto di essere, a dispetto delle apparenze, sostanzialmente immorale.

 

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Nude - Radiohead

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