domenica, marzo 15, 2009

Biglietti da visita

E' tutto il fine settimana che ci penso e non sono ancora riuscita a decidere se ammettere di andarsene in giro con il proprio libro preferito sempre in borsa sia patetico o affascinante. Se mi faccia apparire più come una specie di psicopatica o, stando a quello che mi disse una volta un'amica alla quale non credo perché è troppo cortese per riuscire a spiattellarmi in faccia la verità, come un personaggio da commedia romantica. Ma probabilmente la mia amica si riferiva alle commedie di Woody Allen con Diane Keaton. Quindi sì, decisamente debbo dare l'impressione di essere una psicopatica...

Listening to:
Green fields - The Good, The Bad & The Queen

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6 Comments:

Blogger Marco said...

Beh, io giro da anni con lo stesso libro nella tasca interna del cappotto (dei cappotti, ma tanto è una parentesi semi-inutile, dato che ne ho solo due XD). Che oltre ad essere uno "dei" miei preferiti (non "il", perché fin da piccolo ho sempre preferito le risposte multiple;).
Non penso che mi faccia sembrare più psicopatico di tutto il resto, quindi chissenefrega;)

C'è da dire che da molti anni tutti mi chiedono per quale motivo porti sempre quel libro nel cappotto, ma a quasi nessuno interessa mai ascoltare bene, o fino alla fine, la risposta.

Quindi, è sempre meglio concentrarsi su quel "quasi" e lasciar perdere gli altri, a mio parere.



Tra l'altro "sembrare" è un argomento spinoso.
E' verissimo che esistono tanti tipi di linguaggio, e che il corpo e l'abbigliamento danno determinati segnali.
Invidio tutti i grandi comunicatori, anche quelli che sanno, spontaneamente o meno, comunicare con i dettagli.
Io, lo confesso, in queste cose sto ad un gradino sotto il disastro.

Però sono anche conscio (e consolato) dal fatto che possono esistere messaggi complicati, che fin dal primo momento in cui si presentano ti inducono, o dovrebbero indurti, a un'attenzione maggiore.

17 marzo, 2009 23:31  
Blogger festina_lente said...

"Quindi, è sempre meglio concentrarsi su quel "quasi" e lasciar perdere gli altri, a mio parere."

Sì, sono d'accordo. Il problema è che il "quasi" sul quale al momento mi sto concentrando ha già ricevuto da parte mia numerose prove di scarsa sanità mentale e temo che la storia del libro possa definitivamente indurlo a pensare che sono un'ossessivo-compulsiva senza speranza...

18 marzo, 2009 00:06  
Blogger Marco said...

Chissà, invece magari un po' di stranezza e mistero in più potrebbero affascinarlo ;)

A prescindere da questo piccolo dettaglio, se riesci a parlare con il tuo quasi, a farti conoscere e ad aprirti nel tuo quotidiano e nelle tue particolarità, non hai nulla da temere. Le cose che magari lo lasciano perplesso si trasformeranno in quelle piccole caratteristiche che adorerà in te.

Tutto sta nell'imparare a conoscersi. Tu non sei certo una persona poco equilibrata, anzi, al contrario. Nel tuo modo di concentrarti sulle cose c'è una grande sensibilità e capacità analitica.

Se il quasi non è stupido, vedrai che se ne accorgerà ben presto;)

18 marzo, 2009 00:33  
Blogger festina_lente said...

No, il "quasi" non è stupido per niente. Il problema, casomai, è che temo perda la pazienza: io sono un tipo un po' sfuggente, sempre insicura e timida, e ci metto secoli a fare anche solo un passo. Sulle prime questa ritrosia può anche risultare accattivante, ma temo che alla lunga possa essere snervante cuocere così a fuoco lento. Non sarebbe di certo la prima volta che qualcuno "mollasse il colpo" con me solo perché si è stancato dell'interminabile attesa...

P.S. Posso chiederti qual è il libro che porti sempre con te? Il mio è L'Insostenibile Leggerezza dell'Essere.

18 marzo, 2009 17:34  
Blogger Marco said...

Ma certo... io porto con me "Momo", di Micheal Ende. Me lo regalò tempo fa una persona, perché nella sua semplicità dice cose di cui mi dimentico spesso.
Diciamo che lo tengo come promemoria, fisico e concettuale al tempo stesso.

Riguardo al resto,non hai nulla da temere. Se ti concentri tu stessa, sui tuoi stessi desideri, saranno loro a guidarti e farti capire come agire con lui.
Devi agire come una danza. In fondo si balla male quando si inizia a pensare come ballare no?

Al tempo stesso, il discorso sulle sue ipotetiche reazioni alle tue incertezze... mmmh... dunque, non posso dire che tutti gli uomini ragionino come me, ma dalla mia conoscenza dell'universo maschile, dai miei amici, eccetera, ho sempre notato che quando mi interessa/ci interessa una ragazza siamo molto recettivi e concentrati sulle possibili aperture che una ragazza può offrirci, anche impercettibilmente.
Quindi non conta tanto la tua ritrosia globale, ma i piccoli momenti in cui siete vicini e non puoi certo nascondergli, al di là del tuo agire, il tuo interesse nei suoi confronti.
Non temere, saprà cogliere i segnali anche piccoli.
E in ogni caso prova a non pensarci troppo. Lasciati trasportare.

Prima o poi il vostro reciproco desiderio di incontrarvi darà il via ad un'altra danza.
E se in quei momenti sentirai la tua testolina che si intromette con tanti pensieri, c'è comunquee un piccolo trucco: non hai che volgere lo sguardo alla persona che ti starà di fronte.
Sarà allora che la tua testa e il tuo agire si fonderanno.

E' dai tempi del mio primo bacio che adotto questo metodo, e devo dire che in definitiva non me ne sono mai pentito. O perlomeno, gli eventuali danni derivati si sono sempre rivelati minimi, rispetto alla bellezza del singolo momento ;)

Per cui, non aver paura.
In realtà per te il momento bello è già arrivato. Devi solo concentrarti su di esso, e seguire la musica. Non quella che ti fa compagnia in altri momenti, ma quella che sentirai quando arriverà quello specifico istante:)

(Però mi raccomando che sia un bravo figghiolo, eh! ;))

18 marzo, 2009 18:27  
Blogger festina_lente said...

Però mi raccomando che sia un bravo figghiolo, eh! ;)

Cos'è ti preoccupi? ;)

Grazie dei consigli, comunque: sono sempre preziosi; che poi io sia in grado di metterli in pratica, beh, è un'altra storia...

Il motivo per cui ci portiamo dietro il libro è uguale, anche se i testi sono diversi.

18 marzo, 2009 18:52  

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