martedì, aprile 07, 2009

Festina lente

La prospettiva delle cose cambia in continuazione: a volte sembrano tanto vicine da poterle toccare, altre, invece, appaiono solo come sagome vaghe che si stagliano sullo sfondo. Oggi parevano alla distanza giusta, né minacciosamente incombenti, né spaventosamente lontane. Giuste, da poterle osservare e riuscire a farci l'abitudine a poco a poco, affrettandosi lentamente, com'è necessario che avvenga per me, che non sono per niente brava a gestire le novità.

Listening to:
Effigy - Andrew Bird

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4 Comments:

Blogger Alessandro said...

Mi ricorda un quadro visto ad una mostra a Siena. Il nome dell'autore è preda della mia proverbiale cattiva memoria, ma l'immagine la ricordo bene.
Era rappresentato un mare increspato in una giornata di vento. Il tutto però era ritratto dall'apice di una scogliera. La linea ondulata del susseguirsi di cale verso l'orizzonte insieme ad un mare agitato appena percepibile attraverso spesse linee bianche rappresentanti la spuma dei marosi dava, nell'insieme, un senso di calma e controllo.
Il titolo mi colpì molto:

"Alla giusta distanza, tutto si placa."

08 aprile, 2009 02:09  
Blogger Maria said...

Io direi, piuttosto, che alla giusta distanza tutto cessa di essere "minaccioso" e, come ho comprovato ultimamente, per le persone come me (timide, insicure e pessimiste) anche le cose positive a volte possono apparire "minacciose" se sembrano troppo affrettate e incombenti.

08 aprile, 2009 17:25  
Blogger Alessandro said...

Io direi che per me va bene:

"Alla giusta distanza, tutto cessa di essere minaccioso".

Occorre comunque molta attenzione, perché nonostante si tratti di buone cose, talvolta può capitare che siano davvero troppo affrettate ed incombenti.
L'essere timidi, insicuri e pessimisti in alcuni casi può fare la differenza.
Si è più bravi a dissezionare ed analizzare nei minimi particolari qualsiasi cosa.
In determinati momenti della nostra vita non è bene fare scelte azzardate, anche se hanno tutta l'aria di essere allettanti e buonissime soluzioni.
Io credo fortemente che qualche treno vada perso. Credo sia la migliore scelta qualora a sfuggirci non sia la sola destinazione, ma il punto di partenza stesso.
Forse in questi momenti decisivi "l'affrettarsi lentamente" studiando minuziosamente le carte è la decisione giusta.
Forse, anzi, sicuramente, dovrei commentare i suoi post ad ore meno tarde, in modo da poter scrivere qualcosa di più sensato e lucido, invece...

"Timida, insicura e pessimista".
Complimenti Signorina Festina Lente,
in questo mondo lei è davvero nei guai!!!

Ma usando forzatamente dei versi di De Andrè si può rimediare dicendo che grazie all'insicurezza si hanno sì dei treni da perdere, ma anche delle barche da scrivere.

Più o meno.

09 aprile, 2009 01:51  
Blogger Maria said...

Signor Corozzi, condivido pienamente la sua osservazione circa la necessità di perdere qualche treno. Ne ho persi alcuni, ma senza rimpianti perché, oltre ad essere timida, insicura e pessimista, sono anche un'illusa (al peggio non c'è mai fine...) e credo che il treno "giusto" aspetterebbe e se, invece, ha fretta di partire significa che non valeva la pena di salirci.
E adesso mi derida pure per queste mie affermazioni da dodicenne...d^__^b

09 aprile, 2009 09:54  

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