venerdì, maggio 06, 2016

Back to basics

Ci sono cose che si sanno, che si dà per scontato di conoscere. Poi, ci sono ignoranze improvvise, inaspettate, che confondono le idee e fanno dubitare di se stessi. Come se ci si sentisse a proprio agio con il calcolo differenziale e si scoprisse d'un tratto di avere difficoltà con l'aritmetica. Puoi riuscire a prevedere il comportamento di una funzione, ma inizi a dubitare della matematica che si conta sulle dita delle mani e quando non puoi fare affidamento su quello che è lì, che si può vedere facilmente, crolla tutto il castello.

Capita di credere di essere andati avanti, di aver percorso tappe di un itinerario, ma quel momento di balckout, quella confusione, sono là a ricordare oscenamente che ci si è mossi tenendo ben saldo sul terreno un piede a fare da perno. Si è finiti col girare su se stessi in una monotona marcia che ha portato con sé solo l'illusione di aver compiuto qualsivoglia progresso. Eppure, questa consapevolezza non è corrosiva come una sconfitta, dà piuttosto una strana sensazione di sollievo, come se si fosse finalmente certi di quale sia il punto da dove ripartire, di quale sia lo strato più intimo della propria matrioska interiore, quello che custodisce ciò che solo a prima vista può sembrare una lacuna.

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