venerdì, giugno 29, 2007

"Credo, ut intellegam"

Chiedo scusa umilmente a Sant'Agostino se gli rubo una frase e la adatto ad angusti fini personali, piegandola a un contesto e un significato che non le sono propri, riducendone la complessità, la solennità e in qualche modo sciupandone il significato.
Credo per capire. Provo ad avere fiducia, ad abbandonarmi all'ignoto futuro prossimo e mi ripeto che primo o poi capirò. Capire non sarà automaticamente essere felice e non sarà guarire, ma consentirà di dare un senso ed una forma a tutto questo. Eppure mentre lo penso e lo scrivo, mi pare un'assurda presunzione. Niente di ciò che valga la pena capire può essere davvero afferrato, a volte se ne può intuire qualche frammento - come un eco di passi in fondo ad un corridoio - ma ciò è ben distante dal comprendere, dall'apprezzare tutte le componenti di un fenomeno. Una perenne condanna alla parzialità e al frammento grava sulle spalle degli esseri umani, connessa con la nostra dimensione transeunte, che se rapportata all'Eternità è un ridicolo ed insignificante siparietto della durata di un battito di ciglia, o di uno sbadiglio.

E tuttavia, ben consapevole di tutto ciò, non riesco a rinunciare all'illusione che all'improvviso io possa avere una sorta di illuminazione e in tutta questa confusione di linee intersecantisi mi appaia finalmente un disegno dai contorni precisi.
Sì, mi illudo, mi illudo che il prossimo futuro abbia dei responsi per me, e che essi possano fungere da chiave di lettura.

Listening to:
Io chi sono - Franco Battiato

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