giovedì, maggio 29, 2008

Peggio di così...

E' un fatto: in Italia si sta diffondendo il razzismo. E purtroppo sta contagiando in maniera trasversale. Se qualcuno può invocare la reazione ad un piccolo furto come scusa per un episodio esecrabile e può ricusare l'ignominia dell'imputazione difendendosi asserendo di essere di sinistra e avere Che Guevara tatuato sul braccio, questo significa solo due cose. La prima è che c'è una grandissima confusione sul significato dell'essere di "sinistra". La seconda è che il povero Guevara è diventato definitivamente solo e soltanto un'icona pop come un'altra e tra la sua faccia e la lattina di zuppa Campbell non c'è più nessuna differenza. Ciò porta ad un'unica dolorosa conclusione: in Italia siamo davvero alla frutta.

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I fought in a war - Belle and Sebastian

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3 Comments:

Blogger Marco said...

Si sta " diffondendo" ? c'è sempre stata, dovunque.
E a Roma i naziskin che picchiavano i barboni in stazione ci sono sempre stati. Semmai è più appetibile parlarne, mediaticamente parlando. Adesso che il fenomeno Franzoni è in calo, il bulletto profeta della " gente stufa" che si fa portavoce dei giustizieri della notte di noiantri fa vendere molti più giornali.
Stavolta non solo a destra, ma anche a sinistra.

In questa vicenda io ci vedo, a parte tanta vergogna per l'ignoranza di chi in qualche modo legittima certe cose parlando di " sdegno o rabbia popolare", un'amara ironia:
La gente si lamenta della giustizia carente e inefficace nel trattenere i malviventi davvero pericolosi. E poi, a guidare una spedizione punitiva, chi troviamo? Ovviamente una persona pericolosa, che avrebbe dovuto passare in carcere molto più tempo.

01 giugno, 2008 19:14  
Blogger Maria (a.k.a. LaMusa) said...

Non credo che in Italia ci fosse vero razzismo prima: c'erano (e ci sono tutt'ora) gruppi xenofobi che si rendevano protagonisti di azioni orrende. Per razzismo io non intendo i singoli episodi isolati, ma una mentalità diffusa che ti porta a diffidare di qualcuno solo perché ha una tale nazionalità invece di un'altra e che fa decidere alla gente di dare il voto a qualcuno solo perché promette di rimandare lo straniero a casa propria (a pedate nel deretano, se è possibile...). E' un fatto che il tema della sicurezza sia diventato prioritario nell'agenda politica e che ormai, tristemente, la parola sicurezza coincida con repressione degli stranieri (tranne le badanti, però, per le quali si fanno sanatorie in continuazione perché ne abbiamo assoluto bisogno in quanto paese fondamentalmente popolato da vecchi) e questo è indubbiamente frutto di un'abile strategia della paura portata avanti da media e politica. Ma quello che mi fa davvero riflettere è che tutto ciò mette in luce un senso diffuso di insicurezza che attanaglia la popolazione e che è stato fraudolentemente incanalato contro gli immigrati, ma che ha ben altre ragioni (precarietà del lavoro, erosione del potere di acquisto, mancanza di ammortizzatori sociali adeguati, ecc.). E quando si cavalcano paure diffuse e profonde c'è sempre il rischio che poi la situazione sfugga di mano, come mi sembra stia accadendo adesso in Italia. La gente non è razzista perché è ideologicamente convinta che lo straniero sia inferiore, delinquente o pericoloso (per fortuna, vorrei aggiungere!), ma lo è perché qualcuno ha suggerito di sfogare la propria rabbia e le proprie paure in questo modo. Non c'è una "filosofia della razza" dietro il serpeggiante razzismo italiano, ma solo un groviglio confuso di emozioni, che poi è lo stesso che spinge la gente ad andare in piazza con Beppe Grillo, et similia. E credo che questo sia quello che rende la situazione davvero allarmante.

Concordo però sul fatto che la risonanza mediatica sulla questione sia cresciuta esponenzialmente nell'ultimo periodo perché questo tema rappresenta la "notizia del giorno"...

01 giugno, 2008 20:34  
Blogger Marco said...

>Per razzismo io non intendo i >singoli episodi isolati, ma una >mentalità diffusa che ti porta a >diffidare di qualcuno solo perché >ha una tale nazionalità invece di >un'altra e che fa decidere alla >gente di dare il voto a qualcuno >solo perché promette di rimandare lo straniero a casa propria

Eh, appunto.
Questo tipo di mentalità c'è sempre stata. Rappresenta una costante in tutti i tipi di società industrializzata-moderna ( o pseudo-tale, come da anni si illude di essere l'Italia ) alle prese con un'intera categoria di " deboli", senza diritti, possibilità di comunicare efficacemente le proprie istanze, isolati in zone povere delle città: in una parola tutti quelli che vanno in cerca di lavoro nei grandi poli industriali.
E questo succede da sempre, seguendo l'evoluzione dei flussi migratori in Europa: ad esempio negli anni Settanta eravamo noi Italiani ad andare in Germania perché c'erano un sacco di fabbriche che cercavano manodopera, e subivamo più o meno quel che subiscono oggi gli immigrati in nero.

Tra l'altro basta andare in provincia, e per provincia intendo sia quelle del meridione che quelle del nord-italia, differenti forse per una concezione esteriore della cultura ( da una parte la pizza dall'altra la polenta ), ma paurosamente simili per mentalità e aspirazioni. Ho visto le mamme e i giovani fighetti della provincia veneta, e non sono affatto diversi dal bulletto milazzese.
In entrambi i casi, ogni evento negativo che succede è sempre colpa dello straniero. A Bologna i quotidiani ( forse sarebbe meglio chiamarli rotocalchi ) locali fanno a gara per riportare la seppur minima notizia di cronaca nera con protagonisti forestieri, mentre la violenza sulle donne e gli episodi di guida pericolosa sono un male endemico di una città che fa girare a piede libero tanti ubriachi e drogati senza il minimo controllo. La differenza è tangibile, quando arrivi vedi zone residenziali curatissime e luoghi come l'università senza nemmeno una pattuglia a controllare.
Quindi l'episodio di violenza contro la donna o la rissa è un fatto frequente, solo che quando ne sono protagoniste persone del luogo si mette la sigla tipo il signor B. o il signor C., per gli immigrati invece foto, nome, cognome.

E' difficile assorbire il male dentro di sé, quindi sarà sempre colpa dell'esterno.
E' sempre stato così, altrimenti non si spiega come Bossi, che era trattato agli inizi della sua carriera politica come un matto che faceva comizi seduto su un cavallo sia riuscito negli anni a ritagliarsi uno spazio sempre più grande.

Cos'è realmente cambiato in questi ultimi tempi, invece?

Una cosa molto importante: per colpa della cattiva distribuzione della ricchezza, in Italia, tra il ceto medio-basso, girano pochi soldi. Chi viene derubato ha una fottuta paura di non poter ricomprare quei pochi oggetti che, all'occhio della società " bene", distinguono pezzenti sfigati da gente che si mantiene a galla.
E quindi il quartiere in cui, per via dei flussi migratori, si ritrovano sempre più stranieri, diventa una zona d'incubo nella percezione paranoica del cittadino.
Il più piccolo furto diventa emblema del degrado, la più piccola mancanza diventa linciaggio collettivo se perpetrata da immigrati irregolari, spesso a piede libero per colpa di una politica carente della nostra giustizia, che libera la gente troppo presto e col minimo della pena, senza pensare al reinserimento di gente ancora in grado di nuocere ( questo è un problema che ci porta a che fare con delinquenti di origine straniera ma ANCHE e soprattutto italiana )

Ora, secondo te Berlusconi, che si trova a governare un'ITalia sull'orlo della recessione, pensi che non avrebbe approfittato del clima di paranoia generale, spostando il problema sugli immigrati per vincere le elezioni?
Adesso però anche loro si stanno rendendo conto quant'è difficile gestire le folle se le aizzi e le rendi rabbiose, e quindi d'incanto abbiamo un governo di destra che si dissocia, che fa la morale sulla tolleranza eccetera.

A volte penso che, data la facilità di accostamento di tutti i problemi della nostra nazione alla paura immigrati, anche un eventuale governo veltroni avrebbe spostato l'accento su questo tipo di demonizzazione.
Tanto è vero che il buon Cofferati, qui a Bologna, la prima cosa che ha iniziato a fare quando si è insediato è stata proprio la politica repressiva contro i campi nomadi o persino i tizi che lavano i vetri.
Per carità, tutte cose che comunque bisognava regolamentare, ma di sicuro pensare a eliminare il lavavetri dalle strade è un problema decisamente secondario rispetto a tante altri urgenti questioni in una città grande come Bologna.
Ma iniziando a colpire lavavetri e rom, Cofferati pensava ai voti di anziani pensionati, la vera massa votante che conta a Bologna, popolata si di tante teste di sinistra, ma quasi tutti studenti o forestieri senza diritto di voto.

Quindi vedi come il problema, negli scorsi anni, ha contagiato anche gli insospettabili del centrosinistra?


Non so cosa sia venuto prima, se la paura-ignoranza del diverso, male endemico della provincia ( " A milazzo se succede qualcosa è sempre colpa dei barcellonesi " ) o la speculazione dei media ( figuriamoci se non speculano su queste cose figuri del genere, che per vendere giornali rompono le palle da anni su una madre omicida )fatto sta che per certe strategie fraudolente-mediatiche c'è sempre stato terreno fertile.
E la pigrizia della gente, questa tendenza immortale a farsi i cazzi propri, senza leggere, informarsi, e dando retta soltanto alle voci di piazza,andando a sbraitare con BEppe GRillo ma senza organizzarsi per proposte politiche o sociali serie, è il concime.

02 giugno, 2008 20:51  

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