venerdì, maggio 30, 2008

Sul mio cammino

Quasi ad un incrocio, rannicchiato vicino ad un portone sul marciapiedi maleodorante di urina di cane. La gente a una quindicina di passi di distanza. Donne e bambini. Uno portava un fascio di quelle spighe selvatiche verdi che costellano i prati in primavera. Ricordo di aver sorriso guardando quelle spighe e ripensando alla mia infanzia e considerando la stranezza di vederle qui in città. E le donne mi hanno osservato per un attimo con un'espressione tirata e non mi facevano largo pur vedendo che dovevo passare. Mi è sembrato insolito, ma non ci ho dato peso. Poi mi sono aperta la strada ed eccoti: i piedi a martello, gli occhi chiusi. Rigido. Immobile. Le donne hanno chiamato l'ambulanza, forse solo per illudere i bambini.
Io ti sono passata accanto e non mi sono fermata se non per un paio di secondi durante i quali sei entrato nel mio campo visivo e mi sono bloccata. Tutto nero, non distinguevo più niente. Non ero presente a me stessa. E' stato un blackout di una frazione di secondo. E pensare che fino a qualche attimo prima neanche l'avevo capito cosa stava succedendo. Nessuno si è curato di dirmi niente, né di tirarmi indietro.
Ho proseguito, ma avrei davvero voluto restare ferma in mezzo alla strada a piangere, lo giuro. La verità è che ho avuto paura di rimanere e scoprire anch'io che forse non era l'ambulanza il mezzo necessario a quel punto. Ho voluto illudermi come quei bambini. E se poi è finita proprio in questo modo (cosa che forse non saprò mai), non mi viene in mente niente da dire. Ma è inaccettabile che si possa morire così, di traverso su un marciapiedi del centro...

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Piromani si muore - Le luci della centrale elettrica

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