martedì, marzo 04, 2008

Ancóra

Prima a Torino. Ieri a Molfetta. E in mezzo, in mille altri luoghi, a macchia di leopardo. Sono migliaia. Ne parliamo per un po', poi ce ne dimentichiamo. Salvo tirarli in ballo nuovamente per fini elettorali (il riferimento a Veltroni e alla vicenda ThyssenKrupp non è casuale), per cercare di conquistarli: per avere il loro voto o schierarli nelle proprie liste come specchietto per le allodole nei confronti dei loro colleghi. Come se potesse essere credibile che un partito candidi contemporaneamente Matteo Colaninno e un operaio. E che di entrambe le categorie difenda le prerogative.
Ci accusano, noi di sinistra, di essere sempre sospettosi e ingenui, di scagliarci sempre contro le "forze produttive" senza le quali il Paese sarebbe già affondato. Guardatevi attorno: il Paese è in stato di avanzata decomposizione da anni. Le cosiddette "forze produttive" non fanno che creare ricchezza per sé e nessun altro. Così è sempre stato. E in nome di questo, di un profitto che deve essere massimizzato (secondo la regola aurea della teoria neoclassica), si possono sacrificare la sicurezza e la vita di quelli che, loro sì vere forze produttive, vanno ogni mattina a prestare il proprio lavoro nei capannoni e nelle fabbriche e nei cantieri. Che vanno a creare quei beni che si convertiranno nei capitali che a loro volta diventeranno case da sogno e auto di lusso, gioielli, lifting, trapianti di capelli, viaggi, chalet in montagna, terrazze sul mare e titoli azionari e immobili vari, e quanto di altro si possa immaginare.
E sono stanca di sentir dire che la colpa di tutto questo è la mancanza dei controlli, perché rendere sicuro il posto di lavoro dei propri dipendenti dovrebbe essere un imperativo morale e i controlli dovrebbero essere solo un qualcosa di pleonastico. E non sopporto le facce di circostanza dei sindacalisti ammanicati con i padroni, che quando l'irreparabile è già successo piangono sul latte versato. E mi fa venire il voltastomaco vedere che tutti i partiti principali rincorrono gli imprenditori e gli industriali e nessuno si preoccupa davvero dei lavoratori.


Poi mi si chiede perché mi disturbi tanto l'idea di votare per il PD: ecco perché! Ed è per questo che non lo farò. Non sono nostalgica e non permetto che come tale mi si etichetti, ma non riesco a sopportare l'idea di un mondo nel quale la sperequazione sociale sia data per scontata e non sia più vista come un motivo di scontro ed un movente per la protesta. Ancor meno sopporterei di dare un contributo fattivo alla realizzazione di tutto questo.

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martedì, dicembre 11, 2007

Il corteo

Si marcia dietro uno striscione rosso listato a lutto. I sindacati. Ma dov'erano quando gli operai denunciavano, ben prima della tragedia, il mancato rispetto dei loro diritti? Qualche voce urla: - "parassiti, andate a lavorare!"; e non ha tutti i torti. Un padre disperato fende l'aria con un giornale. La prima pagina è come un pugnale che ha trafitto il suo cuore e adesso la brandisce minacciosamente perché ferisca anche chi gli ha fatto questo. Non chiede giustizia, la dà per scontata. Non sa che in Italia è più facile che tra una proroga e l'altra, un rinvio ed un'insufficienza di prove, si arrivi solo ad un nulla di fatto. O forse lo sa, ma non vuol crederlo adesso, adesso che Bruno non c'è e che il Natale sarà un posto vuoto a tavola e una casa in silenzio.

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lunedì, dicembre 10, 2007

In nero

Oggi la città berrà il suo lutto in un unico bicchiere. Lo manderà giù tutto d'un fiato come i bambini fanno con le medicine sgradite: proverà un po' di disgusto, ma in breve ogni cosa sarà passata. E quelli che siedono sulle poltrone che contano si sentiranno la coscienza a posto. Nonostante il lutto sia stato tenuto a bagnomaria per un intero weekend, perché non disturbasse gli acquisti del primo fine settimana pre-natalizio, perché non rovinasse il ponte a quanti magari avevano pensato di approfittarne e venire a Torino a vedere le luci d'artista. C'è anche chi contesta che in realtà non c'è nulla di strano in tutto questo, perché il lutto cittadino sarà oggi. Curioso, non mi risulta che quando muore qualcuno i parenti aspettino il giorno delle esequie per mostrarsi affranti. E che prima si diano alle feste ed alle gozzoviglie. Se dovevano esserci manifestazioni di cordoglio, esse dovevano essere immediate e spontanee, per dimostrare sincera partecipazione e non conformità alla prammatica.
E sempre in ossequio alla prammatica (e con un occhio alle ricadute d'immagine), Unicredit si è sentita in dovere di aprire una sottoscrizione in favore dei familiari delle vittime. Era un'occasione di pubblicità a bassissimo costo sulla quale sarebbe stato stupido non avventarsi. Chissà quante volte l'istituto di credito in questione ha rifiutato un prestito o un mutuo ad operai omologhi a quelli defunti e chissà quanti altri operai, che invece il prestito o il mutuo l'hanno ottenuto, stanno precariamente a galla per l'onerosità delle rate e degli interessi da corrispondere. Ma ecco che adesso spuntano questa attenzione e questa partecipazione nuove di zecca. Quelli della Sanpaolo, la banca torinese per antonomasia, saranno rimasti con un palmo di naso vedendosi soffiare la preda.

Adesso per qualche giorno si continuerà a battersi il petto e poi, rapidamente, tutto questo scemerà. ThyssenKrupp probabilmente lascerà Torino, ma ci saranno altre fabbriche e boite nelle quali si lavorerà privi di qualunque standard di sicurezza. E si aspetterà una nuova tragedia per tornare a parlarne.

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