venerdì, ottobre 17, 2008

Partito Unico/Pensiero Unico

La crisi economica, i tagli dei precari nell'amministrazione pubblica, lo smantellamento di scuola e sanità, l'introduzione di norme sfacciatamente razziste, faranno una vittima politica eccellente: il PD e in particolare il suo leader maximo Walter Veltroni. I prodromi del suo inabissamento nella marmaglia dei politici marginali sono già ravvisabili nel fatto che - l'ho sentito con le mie orecchie - anche "veltroniani" insospettabili inizino ad avanzare delle critiche per nulla superficiali al suo modo di fare opposizione, giudicato troppo morbido e quindi inconcludente e, quel che è peggio, del tutto irrilevante. Non c'è il marchio PD su nessuna protesta, corteo, manifestazione. Il PD difende il suo ruolo di opposizione in Parlamento, peccato, però, che questo venga costantemente bypassato dalla maggiornza a colpi di decreti legge. E peccato anche che le notizie prima o poi vengano a galla e che si scopra, per esempio, che il PD non s'era accorto (o non aveva voluto accorgersi) della norma salva-Geronzi contnuta nel decreto Alitalia. Intanto D'Alema si frega le mani e prepara la sua garnde rentrèe a capo del gregge della "sinistra" democratica.
Per il momento, l'unica cosa chiara è che ha ragione chi chiama il partito nato dalle ceneri di Ds e Margherita "PD senza L". Gli italiani, a volte meno ingenui di quanto si pensi, si sono accorti di questa sostanziale identità tra maggiornaza ed opposizione e tra la copia (Veltroni) e l'originale (Berlusconi), preferiscono l'originale. Dal canto loro, quelli che sono sempre stati di sinistra e che non amano l'originale, ma si erano lasciati abbindolare dalla copia facendo finta di non notare le somiglianze, iniziano a dubitare dell'esperimento che era stato annunciato come la più grande conquista della democrazia nel nostro Paese, perché si guardano attorno e vedono che ci sarebbero tutte le ragioni per fare una rivoluzione e, invece, il loro leader inisite nello smorzare i toni e dire che è aperto al dialogo. E l'unica cosa concreta che ha fatto da quando è stato eletto segretario del PD è stata creare una televisione...
Nessuno dice nulla sul fatto che i soldi che saranno messi a disposizione per salvare le banche verranno sottratti alla spesa pubblica. Nessuno dice nulla sulle classi differenziate per i bambini stranieri (leggi rumeni, africani, albanesi e cinesi, perché scommettiamo che, per esempio, un bambino inglese o francese che non sappia una parola di italiano non ci finirebbe?). Nessuno dice che la distruzione della scuola pubblica è un modo subdolo per favorire quella privata. Nessuno. Il Parlamento ha un unico colore e che non mi si venga a dire che c'è un'opposizione. Odio doverlo scrivere, ma io l'avevo detto...

Listening to:
Libertango - Astor Piazzolla

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martedì, aprile 15, 2008

RESISTENZA!

Non me ne ero mai resa davvero conto prima, ma l'Italia è cambiata ed è cambiata in peggio. Quanto emerso dai risultati elettorali non può lasciare indifferenti ed è impossibile ignorare che il paese somiglia sempre più ad un agglomerato amorfo e grottesco di cittadini privi di qualunque discernimento, assopiti fino all'inverosimile da anni di TV spazzatura e miti di infimo ordine, mossi da pulsioni xenofobe, preda di uno sfrenato qualunquismo, ignoranti, disinformati, insofferenti delle regole e pronti a consegnarsi ad una deriva irrazionale senza confini. Gente incapace di rendersi conto che non è possibile tagliare tutte le tasse e aumentare tutti i redditi senza che l'economia subisca un immane tracollo. Cittadini che temono gli immigrati ignorando volontariamente e colpevolmente che molti di loro tengono di fatto in piedi il nostro paese con il proprio lavoro e le proprie tasse. Quest'Italia piccola e borghese (nel senso più deleterio del termine) già oggi è senza futuro, a meno che non ci sia un deciso cambio di rotta. Ma questo non accadrà. Non certamente con il neoeletto governo che porterà la deriva alle sue più estreme conseguenze e spolperà il paese fino all'osso. E questo tra cinque anni sarà ridotto alla miseria, sono pronta a scommetterci. Ve lo dico io, cari analisti, senza che vi dobbiate produrre nell'elaborazione di complicati modelli matematici per fare previsioni: il nostro paese andrà incontro alla più grave recessione della propria storia e ci sarà una crescita senza freni del debito pubblico e non escludo che l'Unione Europea ci dia il benservito.
Proprio adesso che avremmo avuto bisogno di continuare l'opera di deciso risanamento dei conti pubblici intrapresa dal tandem Prodi-Padoa Schioppa, eccoci nuovamente ad un passo dal baratro. Ma con il sorriso sulle labbra, imbambolati e inebetiti dalle promesse vuote e pericolose di un fraudolento.
E tuttavia, non è questo ciò che mi preoccupa di più e mi fa più male. Un Parlamento con una Lega Nord forte e privo della sinistra storica che è stata completamente cancellata dopo il voto di ieri e domenica, è qualcosa da cui ci si può attendere qualunque nefandezza. E non penso di esagerare. Il Cavaliere non avrà mai una valida e intransigente opposizione né alla Camera né al Senato, benché il Pd abbia totalizzato una buona percentuale, perché sappiamo tutti molto bene che il Pd non è davvero alternativo a Berlusconi dal punto di vista politico e che tutto ciò a cui aspira il suo leader è sostituire il Cavaliere nel ruolo di uomo immagine e padre padrone dello Stato.
Chissà quante inutili missioni all'estero saranno votate dalle camere unanimi e quanti provvedimenti restrittivi sull'immigrazione e finanziamenti alla scuola cattolica e chissà cos'altro...
E quante morti bianche ci saranno e noi non le piangeremo, perché i mezzi di informazione, che torneranno ad essere imbrigliati proprio come erano fino a due anni fa, neppure ce le racconteranno.

L'amarezza è tanta che non riesco neppure bene ad articolare i pensieri. Ho scritto una serie di riflessioni disordinate buttate giù con rabbia e delusione, dettate dal fiele che mi ribolle dentro al momento. Sono disorientata e senza voce. Nessuno nelle istituzioni parlerà più la mia lingua e difenderà i miei ideali. Sono muta. Extraparlamentare.
Il desiderio di pensare ad una fuga c'è e non è lieve. Ma c'è una voce chiara che grida forte nella mia testa. Mi dice che non posso farlo e che da oggi comincia la mia personale RESISTENZA.

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martedì, marzo 04, 2008

Ancóra

Prima a Torino. Ieri a Molfetta. E in mezzo, in mille altri luoghi, a macchia di leopardo. Sono migliaia. Ne parliamo per un po', poi ce ne dimentichiamo. Salvo tirarli in ballo nuovamente per fini elettorali (il riferimento a Veltroni e alla vicenda ThyssenKrupp non è casuale), per cercare di conquistarli: per avere il loro voto o schierarli nelle proprie liste come specchietto per le allodole nei confronti dei loro colleghi. Come se potesse essere credibile che un partito candidi contemporaneamente Matteo Colaninno e un operaio. E che di entrambe le categorie difenda le prerogative.
Ci accusano, noi di sinistra, di essere sempre sospettosi e ingenui, di scagliarci sempre contro le "forze produttive" senza le quali il Paese sarebbe già affondato. Guardatevi attorno: il Paese è in stato di avanzata decomposizione da anni. Le cosiddette "forze produttive" non fanno che creare ricchezza per sé e nessun altro. Così è sempre stato. E in nome di questo, di un profitto che deve essere massimizzato (secondo la regola aurea della teoria neoclassica), si possono sacrificare la sicurezza e la vita di quelli che, loro sì vere forze produttive, vanno ogni mattina a prestare il proprio lavoro nei capannoni e nelle fabbriche e nei cantieri. Che vanno a creare quei beni che si convertiranno nei capitali che a loro volta diventeranno case da sogno e auto di lusso, gioielli, lifting, trapianti di capelli, viaggi, chalet in montagna, terrazze sul mare e titoli azionari e immobili vari, e quanto di altro si possa immaginare.
E sono stanca di sentir dire che la colpa di tutto questo è la mancanza dei controlli, perché rendere sicuro il posto di lavoro dei propri dipendenti dovrebbe essere un imperativo morale e i controlli dovrebbero essere solo un qualcosa di pleonastico. E non sopporto le facce di circostanza dei sindacalisti ammanicati con i padroni, che quando l'irreparabile è già successo piangono sul latte versato. E mi fa venire il voltastomaco vedere che tutti i partiti principali rincorrono gli imprenditori e gli industriali e nessuno si preoccupa davvero dei lavoratori.


Poi mi si chiede perché mi disturbi tanto l'idea di votare per il PD: ecco perché! Ed è per questo che non lo farò. Non sono nostalgica e non permetto che come tale mi si etichetti, ma non riesco a sopportare l'idea di un mondo nel quale la sperequazione sociale sia data per scontata e non sia più vista come un motivo di scontro ed un movente per la protesta. Ancor meno sopporterei di dare un contributo fattivo alla realizzazione di tutto questo.

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venerdì, febbraio 29, 2008

Ci sto pensando

E' molto probabile che in Aprile decida di andare a buttare via il mio voto. L'idea di segnare la croce sul simbolo del PD non mi solletica per niente: mi sembra un voto estorto e, sinceramente, mi sono stufata di andare alle urne a dare la mia preferenza ob torto collo a un partito le cui linee non condivido, solo per evitare un altro quinquennio di berlusconismo. Veltroni, del resto, altri non è che l'omologo del Cavaliere dall'altra parte della barricata: altrettanto presenzialista, altrettanto populista, altrettanto presuntuoso. Sarà un voto sprecato, ma sarà il voto che voglio.
Mi sto convincendo sempre più che non si debba andare a votare solo come se fosse un oneroso dovere civico e morale, bensì che il voto debba in qualche maniera gratificare l'elettore che deve pensare così facendo di stare partecipando al processo democratico. Io voglio votare per dire qual è la visione che ho di come dovrebbero andare le cose e vorrei votare 'per' qualcuno, non sempre e solo 'contro' qualcun altro.


Listening to:
Morte di un poeta - Modena City Ramblers

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domenica, ottobre 14, 2007

Perplessità

Le cifre di oggi farebbero supporre un luminoso futuro per il PD: quasi tre milioni e mezzo di italiani disposti a versare almeno un euro per votare alle primarie rappresentano qualcosa che non può essere sottovalutato nemmeno dal più mistificatore degli oppositori (indovinate un po' a chi mi riferisco?). Ciò che temo, però, è che Veltroni, il leader eletto con percentuale plebiscitaria, possa riservare sgradevoli sorprese (quali l'arruolamento della consorte del suddetto oppositore, e non solo), ma soprattutto, che l'esperimento del partito unico possa rivelarsi una cavolata colossale, che toglierà a tutti la vecchia identità senza consegnarne una nuova. Ritengo che per i membri di un partito sia fondamentale sapere quali sono le basi sulle quali si fonda quella forza politica, sentire orgoglio nell'esserne parte e condividerne gli ideali, provare un senso di appartenenza e di familiarità. E, a mio avviso, si respira molta poca aria di famiglia nelle stanze del PD e tra la "gente del PD", cosa che non può che nuocere ad un partito: la politica vera è passione e militanza. Invece, mi sembra che il nuovo soggetto politico si configuri come piuttosto snob, cosa che lo fa troppo pericolosamente somigliare più ad un circolo per "eletti", che ad un partito. Questo potrebbe far sì che sia troppo distante dalla gente comune, quella un po' qualunquista o quella poco glamour che non frequenta i salotti, che rappresenta la maggioranza degli aventi diritto al voto. Ma forse è solo una mia impressione, frutto del fatto che non mi è mai piaciuta l'idea del partito unico e non mi piace neppure adesso, dopo tutti questi numeri che danno fiducia e tutta questa partecipazione popolare.
Listening to:
Girl sailor - Shins

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