lunedì, aprile 13, 2009

Un poco di zucchero e la pillola va giù...

Una canzone dimenticata può curare tante malinconie, specialmente quelle senza ragione. Ed eccomi qui con un sorriso ebete rivolto allo schermo del notebook che me l'ha inaspettatamente restituita (potenza del web) e i piedi che battono il ritmo, a sorprendermi di poterla ancora canticchiare, di ricordarne le parole nonostante anni di oblio. Come un bicchiere d'acqua, mi ha fatto deglutire le paturnie degli ultimi giorni.

Listening to:
Terra dove andare - Ivano Fossati

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lunedì, febbraio 16, 2009

"Noble Beast"

A volte se non parlo di qualcosa non è perché mi sia sfuggita o non mi piaccia. A volte è solo che mi ha stregata così tanto che non ho parole per descriverla. E' una specie di afasia che mi assale quando sono sopraffatta dalla bellezza, si potrebbe quasi classificarla come una variante della sindrome di Stendhal. Invero, Andrew Bird mi ha causato parecchi di questi attacchi di afasia estatica, non ultimo quello attuale.

Si può tranquillamente dire che il post di oggi sia del tutto inutile (ammesso che gli altri non lo siano): qualsiasi cosa scrivessi di Noble Beast non gli renderebbe giustizia. E' un album pieno di sfaccettature, che soggioga al primo ascolto e al decimo riesce ancora a sorprendere. Gli arrangiamenti sono stupendi e ogni pezzo è pervaso dalla grazia lieve e pensosa tipica del cantautore di Chicago (grazie anche al solito sapiente uso del violino e del suo famoso fischio), con un pizzico di folk in più rispetto ad Armchair Apocrypha e The Mysterious Production of Eggs, come si intuisce già dalla copertina. Se sia oggettivamente migliore o peggiore dei precedenti, non saprei; di certo è diverso, anche se qua e là emerge comunque una certa continuità (l'attacco di Masterswarm, per esempio, secondo me ricorda un po' Action/Adventure) e ogni tanto si sente perfino qualche eco di musica altrui (vedi Tenuousness, che a tratti richiama vagamente la ritmica di Do the Whirlwind degli Architecture in Helsinki).

E' un vero peccato che in Italia quest'artista non abbia nessun mercato e che, di conseguenza, sia impossibile vederlo dal vivo...

Listening to:
The Privateers - Andrew Bird

P.S.
Stefano, come avrai capito, il post di oggi è una risposta al tuo commento di stamattina.
P.P.S.
Per un piccolo assaggio del disco, cliccate qui.

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domenica, novembre 02, 2008

In questi giorni

"...And if I seem to be afraid
To live the life that I have made in song
It's just that I've been losing so long..."

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domenica, ottobre 19, 2008

"Sticks and stones have made me smarter..."




"...We are waiting on a telegram to give us news of the fall

I am sorry to report dear Paris is burning after all
We have taken to the streets in open rejoice revolting
We are dancing a black waltz fair Paris is burning after all

Oh no, oh no

Dance poor people dance and drown
Dance fair Paris to the ground
Dance poor people dance and drown
Dance fair Paris ashes now..."



Listening to:

Paris is burning - St. Vincent

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venerdì, luglio 11, 2008

Andrew Bird

Io amo l'uomo che vedete quassù. No, davvero, lo amo. Come potrei evitarlo? Non posso che adorare qualcuno che mi ricorda allo stesso tempo sia Tom Yorke che Jeff Buckley che Rufus Wainwright.
C'è troppo caldo ed ho poca voglia e poca ispirazione per fare qualunque cosa. Non leggo, non aggiorno il blog, fatico ad andare avanti con la tesi. Riesco solo ad ascoltare Andrew Bird e più lo ascolto più mi innamoro. Se la temperatura non dovesse abbassarsi un po' entro qualche giorno diventerò una monomanica...

Listening to:
Armchairs - Andrew Bird


P.S. Ovviamente con quella voce e quel corpicino emaciato il caro Andrew Bird è entrato di diritto nella cinquina dei miei più grandi amori platonici di tutti i tempi. Gli altri quattro? Non ve li dico...vediamo se mi conoscete abbastanza da indovinarli!!!
P.P.S. Dev'essere un segno del destino che mi sia decisa a dedicargli un post proprio il giorno del suo 35esimo compleanno. Che coincidenza bizzarra...giuro che non lo sapevo!

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mercoledì, giugno 04, 2008

"Connection, I just can't make no connection..."

Con la scusa di traviare la giovane mente di mia cugina che conosce poco la musca dei Rolling Stones, oggi ho rispolverato Between the Buttons, che insieme a Sticky Fingers è il loro disco che amo di più, e per quanto l'abbia ascoltato milioni di volte non ricordavo affatto che fosse così bello. Mentre in sottofondo vanno "Connection", "She Smiled Sweetly", "My Obsession" e "Ruby Tuesday"* sono pronta a dimenticare e perdonare qualunque scivolone di Mick, Keith e compagni negli ultimi anni...

Listening to:
Connection - The Rolling Stones



*Faccio riferimento alla versione americana dell'album, perché essendo stato lanciato in UK come singolo nella versione inglese "Ruby Tuesday" non c'è. All'epoca nel Regno Unito si usava escludere i singoli dagli album...che stranezza!

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venerdì, febbraio 15, 2008

Needle in the hay


"Your hand on his arm
Haystack charm around your neck

Strung out and thin

Calling some friend, trying to cash some check
He's acting dumb
That's what you've come to expect
Needle in the hay
Needle in the hay
Needle in the hay

Needle in the hay

He's wearing your clothes
Head down to toes, a reaction to you
You say you know what he did
But you idiot kid, you don't have a clue
Sometimes they just get caught in the eye, you're pulling him through

Needle in the hay

Needle in the hay

Needle in the hay

Needle in the hay
Now on the bus
Nearly touching this dirty retreat
Falling out 6th and powell, a dead sweat in my teeth
Gonna walk walk walk
Four more blocks, plus the one in my brain
Down downstairs to the man, he's gonna make it all okay

I can't beat myself
I can't beat myself
And I don't want to talk
I'm taking the cure
So I can be quiet wherever I want

So leave me alone
You ought to be proud that I'm getting good marks
Needle in the hay
Needle in the hay

Needle in the hay

Needle in the hay"

(Elliott Smith)


Sono ossessionata da questo pezzo che fa da sottofondo alla scena de I Tenenbaum nella quale Richie (n.d.a.,il mio personaggio preferito tra quelli del film; anche se - specialmente da quando mi sono tagliata i capelli - assomiglio molto a Margot, se si esclude il fatto che non sono bionda, non fumo e ho tutte e dieci le dita) tenta il suicidio. Credo di averla ascoltata almeno mille volte nell'ultima settimana. In qualche modo, non so bene perché, mi pare ci sia qualcosa che parla di me stessa...

Listening to:
Needle in the hay - Elliott Smith

...ovviamente!

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sabato, gennaio 12, 2008

"Due note e il ritornello era già nella pelle..."

Grazie a Dio esiste il jazz per rimescolare tutti gli umori. Ogni tasto percosso, ogni corda di violoncello pizzicata, ogni soffio d'aria nel sassofono, imprimono una rotazione che emulsiona tristezze e buonumore. E alla fine si è diversi. Con un leggero aroma aspro di fumo di locale tra i capelli e il cuore che ha preso un ritmo sincopato e i piedi che non riesco a stare fermi.
Il jazz è sempre malinconico, ma di quella malinconia dolce, quella degli amori perduti e ricordati quando la ferita ha smesso di suppurare e non è più il tempo di recriminazioni e rimorsi.
Il jazz è come quella giacca un po' lisa e sformata, che si è modellata addosso a noi e alla quale siamo tanto affezionati da non privarcene, benché nell'armadio ce ne siano altre più nuove ed eleganti. Ma ci piace il suo taglio, che ci cade a pennello, e apprezziamo il fatto che il tessuto abbia ceduto un po' all'altezza delle spalle e ci permetta di incrociare le braccia senza avvertire alcun senso di costrizione. Rassicurante.


Listening to:
Boogie - Paolo Conte

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lunedì, ottobre 22, 2007

"Il demonio del grande rammarico il mio girovagare dovrà fuggire..."

Cristiano Godano è un manipolatore formidabile della lingua italiana. La piega, la assottiglia, la rende rarefatta e l'impasta, la spiana, la ispessisce. Forse adesso è un po' meno ellittico di quanto non fosse in passato, ma ciò che scrive non ha perso fascino e resta sempre icastico, dotato di un'efficacia raggiunta da pochi altri suoi colleghi. "Uno" conferma la sua vena e rappresenta una sterzata dei Marlene Kuntz verso la canzone d'autore. Ma forse la sua straordinaria padronanza della scrittura inizia a debordare e a farsi prevaricante, perché in quest'ultima prova la musica resta quasi in secondo piano così da consentire ai suoi testi, (spesso davvero sontuosamente "letterari"), di risaltare adeguatamente. Per niente noise e piuttosto melodico, "Uno" è - almeno per me - convincente solo a metà. Scarnificare i suoni e rinunciare al rock-sonico che li aveva resi noti e fatti adorare dal pubblico più esigente è un vero atto di coraggio, che va apprezzato e riconosciuto, ma purtroppo in Italia sembra che il tendere verso il songwriting più raffinato sia una sorta di tappa obbligata. In molti hanno provato a "riciclarsi" nella stessa direzione, ma non sono stati altrettanti ad ottenere un risultato che rispettasse le aspettative. Il discorso vale anche per i Marlene, ohimè.
Listening to:
Canto - Marlene Kuntz
P.S. Per il momento mi va di scrivere di musica, avete notato?

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giovedì, ottobre 18, 2007

Che mi sta succedendo? Mi piace "Lifeline"!!!

Io ho amato il primo Ben Harper, non certo quello noto alle masse, non certo quello di Diamonds on the Inside o Both Sides of the Gun. Non l'Harper radiofonico, quindi. Ho amato Ben ai tempi di The Will to Live e Welcome to the Cruel World, quando in Italia eravamo in pochi a conoscerlo. Ho consumato Burn to Shine e il meraviglioso Live from Mars a forza di ascolti. Dopo questa necessaria premessa, posso tranquillamente affermare che è assurdo che mi piaccia Lifeline. Quest'ultimo disco rappresenta solo una nuova tappa nella degenerazione dell'artista che ci scuoteva con pezzi di denuncia sociale come "Excuse me, Mr.", che commuoveva con ballate come "Please, bleed", che era dissacrante tanto da parlare di madri lesbiche in "Mama's got a girlfriend now"; questo non è lo stesso uomo di "Like a king" o "Faded", non è quello di "The woman in you", "Roses from my friends" o "Burn one down". Quell'Harper lì, il vecchio Ben, non aveva nulla a che fare con il compiaciuto artista di There Will be a Light o di quest'ultima fatica discografica. Eppure questo disco mi piace. Certo, non diventerà mai uno dei miei album fondamentali, però continuo ad ascoltarlo, anche se - ahimè - suona troppo simile a Jack Johnson. Sarà che in alcuni pezzi mi ricorda l'amato Neil Young? Non so. E la cosa mi preoccupa alquanto...

Listening to:
Fight Outta You - Ben Harper

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lunedì, settembre 24, 2007

Instrumental

Odiavo la musica strumentale, adesso ascolto quasi solo quella. Volevo frasi ad effetto, efficaci come aforismi da poter tirare fuori all'occorrenza, che surrogassero le mie o facessero loro compagnia. Invece, oggi mi rilassa non essere torchiata dalle parole, che col tempo sono divenute opprimenti per la loro onnipresenza. Bisogna sempre dire e ascoltare, non è più lecito ammutolire dinanzi ad alcunché, e aver sempre qualcosa da dichiarare, da asserire. Chi più blatera ha più ragione. Il tacere è considerato un atteggiamento da colpevoli. Io mi difendo così: eliminando un po' di parole, quelle che è in mio potere evitare. Probabilmente è un primo passo sulla strada che porta alla riscoperta del silenzio: inizio sottraendo le voci, il resto potrebbe venire da sé, gradualmente.

Listening to:
Tiny silver hammers (part II) - Godspeed You! Black Emperor

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