giovedì, febbraio 18, 2016


"Cento volte beato chi
Fa tacere il ragionamento,
Si affida al tenero suo cuore
Come l'ebbro viaggiatore
All'albergo o anche una lieve
Farfalla al fiore cui s'imbeve.
Ma infelice chi sa già tutto
E non si fa girar la testa,
Chi ogni moto e parola detesta
Nel loro reale costrutto,
Chi raggelato dall'esperienza
Proibisce al cuore ogni demenza!"


Aleksander Puškin, Evgenij Onegin, Cap. IV, LI

Evasione. Un piacere inconfessabile, proibito, ubriacante. Lontano dagli sguardi del mondo cullare sogni impossibili e attendere miracoli e assoluzioni. Consentire alla mente di immaginare un altrove improbabile, tentando di farsi coraggio con la consapevolezza che la vita non è ancora alla fase del "troppo tardi". E incidere laddove non può essere cancellato il proposito di stare sempre all'erta.

Listening to:
Chega de saudade - João Gilberto

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venerdì, ottobre 31, 2008

C'è uno psicoanalista là fuori?

Dai sogni "civili", che sono speranze per il futuro del Paese, ai sogni notturni, che sono strane misture di ricordi, desideri e simboli.
Questa notte, ma forse dovrei dire questa mattina, sono stata catapultata in una storia incomprensibile, piena di personaggi, alcuni a me noti, altri che avrei dovuto conoscere, ma mi erano completamente oscuri. All'inizio ricordo che ero fuori, in strada, ma una strada con un marciapiede larghissimo, come non ce ne sono a Milazzo, e ad un certo punto mi toglievo la maglietta e me ne infilavo un'altra, di color aragosta. Sì, mi spogliavo (anche se continuavo ad avere indosso il reggiseno) e mi rivestivo per strada. La maglietta mi andava stretta sul busto, ma abbondantissima a livello delle spalle, cosa molto strana, perché ho le spalle larghe e nella realtà spesso succede esattamente il contrario. Poi, dopo essermi cambiata, andavo a casa. La casa somigliava abbastanza alla vera casa dei miei genitori, ma era piena di gente e c'era un divanetto nell'ingresso. Le persone in casa erano mia madre, i miei nonni materni e una serie di parenti di mia madre, credo dei cugini, che erano venuti a trovarmi per complimentarsi con me per la laurea.

La cosa strana è che, nonostante mi fossi cambiata poco prima, appena arrivata a casa l'ho fatto di nuovo ed ho indossato un vestitino senza maniche bianco con dei piccoli disegni ed un paio di collant pesanti viola. Mi cambiavo, eppure sapevo di dover andare a farmi la doccia. Non ricordo bene come me ne sono accorta, ma ad un certo punto ho notato che in casa c'erano delle altre persone oltre quelle già citate; si trattava di mio fratello Vincenzo e altri due ragazzi.
Quando stavo preparando la roba per lavarmi (l'accappatoio, lo shampoo, ecc. ) scopro che mio fratello e quei due sono in bagno ed uno di loro (una persona che nella vita mi è abbastanza antipatica), è dentro la doccia vestito e con le scarpe e sta "lavando" una maglietta nera, ma quando la strizza si sprigiona un'acqua di colore rosso. Così, visto che non posso lavarmi, me ne vado in cucina e la presunta cugina di mia madre è seduta al tavolo e mi dà un pacchetto dentro al quale c'è un gioiello (anche se non ricordo di che tipo). Tutti, me compresa, sono stupiti dall'entità del regalo che sembra davvero esagerato visto il grado di parentela. Dopo un po' questi parenti se ne stanno per andar via e io li saluto e li abbraccio. Io, mia madre, i suoi parenti e i miei nonni (mio nonno è seduto sul divanetto e mia nonna è in piedi accanto a lui) siamo tutti nell'ingresso e c'è già la porta aperta. Nel momento in cui la cugina che mi ha fatto il regalo è sul punto di uscire di casa si gira e mi dà un bigliettino ripiegato, dicendo che vuole che lo tenga io e nel bigliettino c'è lo scontrino del regalo e scopro che è costato più di 2.000 euro!
Poi me ne vado in camera mia e mentre sono sulla porta della stanza (credo stessi raccogliendo qualcosa da terra) mi raggiunge mia madre e mi dice di alzare lo sguardo, io lo faccio e vedo l'altra persona che era con mio fratello (un ragazzo di cui sono stata innamorata e col quale in tutto il sogno non scambio neppure una parola, anche se ci guardiamo un paio di volte e ci sono dei momenti durante i quali la distanza tra di noi è ridottissima), dentro una Ferrari rossa che sta per fare manovra ed uscire dalla camera dei miei fratelli che è davanti alla mia. C'è un'auto in casa e a nessuno, tranne che a me, sembra una cosa assurda, anzi, mia madre, non appena la macchina imbocca il corridoio ,si dirige verso il bagno ed inizia a fare un discorso assurdo sul ragazzo, dicendomi che è proprio carino ed io un po' sbigottita le rispondo che è Tizio e lei ribatte dicendo che assomiglia al padre. Poi di punto in bianco torna in camera mia, per affacciarsi al balcone perché vuole vederlo uscire dal cancello, ma adesso il pavimento della stanza è pieno di residui di cera bianca e di una specie di contenitori di latta, simili a quelli che contengono la cera dei lumini che si portano al cimitero o si mettono nei bruciaessenze. La cosa mi fa uno strano effetto, anzi mi mette quasi paura, ma mia madre sembra non farci caso e tira su la tapparella per uscire sul balcone. Mentre ce ne stiamo lì fuori non vediamo la Ferrari che esce, ma io noto vicino al cancello una ragazza che abita nel palazzo accanto e che ha avuto una storia familiare abbastanza triste (e che nella realtà non incontro da anni) e sono felice di vederla e che stia bene. Poi mia madre mi dice che anche quella ragazza si è laureata e a quel punto mi sono svegliata.

Ho sempre fatto sogni strani, ma non ricordo di averne mai fatti con così tanti personaggi e di sicuro non ho mai sognato una macchina in casa mia...che vorrà dire? Si accettano suggerimenti.

Lisening to:
Poison oak - Bright Eyes

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lunedì, giugno 23, 2008

Ipotesi

Se potessi strappare via questa mia stupida immaginazione, rimuoverla una volta per tutte e cauterizzare la ferita per evitare le recidive, sarebbe certo una vita più noiosa senza le fantasmagorie che sono in grado di mettere in scena nella mia testa, ma anche di gran lunga più coraggiosa e sarebbe davvero vissuta. Privata della possibilità di trovare rifugio in fantasie consolatorie non avrei alibi e mi vedrei costretta a fare tutto ciò che mi limito a pensare.
E se avessi il senso della caducità delle cose, della fugacità dei momenti; se fossi convinta che si debba essere padroni dell'attimo invece di osservarlo con distacco e studiarlo; se non mi tremassero le ginocchia tanto da squassarmi e annebbiare ogni barlume di ragione ad ogni punto nodale della mia esistenza. Quante cosa sarebbero differenti adesso. Quante parole che mi sono balenate alla mente con un ritardo secolare sarebbero forse affiorate molto prima e avrebbero dato ossigeno a istanti di panico afasico e asfissiante.
E se non avessi questa stupida incapacità di comunicare davvero con gli altri e questo folle terrore di essere svelata...

Listening to:
Flowers and dust - Museum

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sabato, giugno 21, 2008

Dazzled

Mi piace sapere sempre cosa pensare e nel mare delle mie incertezze avere l'appiglio salvifico di convinzioni di fondo che mi tengano a galla tra il moto ondoso. Ma è come se da qualche tempo il sole si riflettesse sul pelo dell'acqua e questo barbaglio mi abbagliasse impedendomi la vista.
Ho fretta, la fretta di chi sa che non è molto ancora il tempo che si ha a disposizione, e nello stesso istante sono pronta ad attendere ancora e me ne sto inerte e dilaniata da questo dissidio insanabile tra il colpo di spugna e la perseveranza. Non ho dubbi, però, che non possa esistere un lieto fine, comunque vada.

Listening to:
Ramshackle - Beck

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sabato, giugno 07, 2008

Dalle mie labbra

"Luce del mattino,
luce di un giorno strano,
pensavi d'esser perso
e cambiò il tuo destino..."


Ma quanto tempo è passato? Contando gli anni che ho è quasi metà della mia vita e a volte quando ci penso mi tremano le ginocchia. Era più o meno questo periodo ed io, che attraversavo il momento più cupo della mia esistenza, ero il peggiore stereotipo dell'adolescenza. Gli Afterhours anche allora, (proprio come in queste ultime settimane), monopolizzavano l'etere di una stagione estiva incipiente. "Non è per sempre" è stato il loro primo album che abbia ascoltato e in quel momento sembrava perfettamente appropriato. Mi sentivo tremendamente "avanti" perché nessuno di quelli che conoscevo sapeva chi fosse questa band milanese e appena possibile introducevo l'argomento per poter sciorinare la mia (scarsa) conoscenza. Con il passare dei giorni iniziava a farsi avanti una tiepida fiducia che veniva allevata da amici nuovi che trovavano interessante parlare con me ed io, che non avevo mai creduto potesse accadere che qualcuno avesse voglia di ascoltarmi, mi sentivo inebriata dalla gradita novità di questo stato di grazia.
Poi l'estate maturò un frutto strano che non fui in grado di comprendere né di gestire. Ho sbagliato tutto ciò che era umanamente possibile sbagliare, annebbiata da un'incredulità tenace e da una salda e paradossale timidezza socievole.

"...fare la cosa giusta,
essere razionali,
mentre ti gira la testa..."


Troppo difficile fare la cosa giusta quando non hai idea di quale sia e non vuoi consigli perché non sopporti che gli altri depredino qualcosa che è solo tuo. E nel frattempo sentire distintamente che puoi considerare la possibilità di smettere di accanirti contro te stessa con una violenza sfrenata perché quello strano frutto che non sai cogliere ed hai paura perfino di osservare, testimonia felicemente che non sei un pezzo malriuscito e da scartare. Che esisti ed occupi dello spazio e non è spazio sprecato e esistere non è una disgrazia. E con incommensurabile sorpresa scoprii che si può sperimentare la gioia di vivere anche quando hai ormai superato i dieci anni.

"...Non sarebbe bello
non farci più del male?
Non sarebbe eroico
non essere degli eroi?
Non sarebbe strano
essere più leggeri
e non aver paura
se capitasse a noi?..."

Sembrava che dopo tanto attendere quando pensavo ormai di andare via dal punto stabilito la vita avesse deciso di presentarsi all'appuntamento. Ma le sue domande vorticavano tanto velocemente che non riuscivo ad afferrarle e rispondere così su due piedi era al di sopra delle possibilità che mi dava una stima di me esigua e per di più neonata. Così, temendo che quello stato confusionale fosse dovuto esclusivamente al fatto di sentirmi estremamente lusingata, annegai quel curioso frutto in una pozza oscura di diniego e di sostenutezza ostentata per non fare vedere quanto fossi debole.

"Ho smesso di pensarti ormai,
ma faccio sogni strani..."

No, non ho smesso, non è vero. Ti penso e spesso, con affetto e malinconia e mi capita anche di sognarti. Sarà il mio inconscio che prova a far balenare dei messaggi alla mia coscienza, perché, a parte tutto, c'è una cosa che so da quando sono diventata una persona meno vacillante e incerta. E devi saperla anche tu. E devo dirti grazie di persona. Devi sentirlo da me, uscire dalla mia bocca o non avrò mai pace per non averlo fatto. Adesso non ha nessuna importanza e non fa affatto differenza fare la figura della rammollita o dimostrare rigore. Questa non è una gara a chi è più cinico e non lo è mai stata, nemmeno allora. E oggi non ho più paura di ammettere le cose, tutte.

"...Ora che son forte so
che sei più forte tu..."

Listening to:
Riprendere Berlino + Tutto domani - Afterhours

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lunedì, giugno 02, 2008

Sto invecchiando

Sei cresciuta quando ti accorgi che per strada guardi i ragazzi in blazer blu e camicia invece di quelli trasandati e "alternativi" che ti facevano girare la testa fino a qualche tempo prima. E' come se avessi sviluppato un istinto che ti suggerisce che i secondi se dimostrano un'età simile alla tua devono essere degli universitari falliti o quantomeno molto lenti, mentre i primi sono giovani lavoratori che si stanno facendo strada nella vita e quindi soggetti molto più affidabili.
Quando ti rendi conto di questo attraversi un momento di smarrimento: possibile che io sia già così vecchia da giudicare un uomo solo per la stabilità che eventualmente sarebbe in grado di garantirmi? Ma il mio orologio biologico è impazzito o cosa? Sì, ti senti inquieta, soprattutto perché non hai la minima intenzione di accasarti entro un numero di anni inferiore al lustro e invece inconsciamente inizi a focalizzarti su quegli aspetti considerati chiave da ogni donna che voglia costruire un nido solido per la propria prole futura. Ma in realtà non c'è da farsi prendere dal panico, subire il fascino dell'uomo in blazer non significa automaticamente essere diventata tutto a un tratto venale e materialista o essere sull'orlo di una prematura crisi di delirio-da-paura-di-rimanere-zitella, perché, ricorda: ci sono diversi livelli di uomo in blazer prima di arrivare al baratro del Briatore di periferia.
Il primo livello (quello al quale mi colloco io, almeno per il momento) è formato da quei ragazzi tra i venticinque e i trenta, probabilmente al primo impiego, probabilmente praticanti avvocati o qualcosa del genere, con stipendi poco pingui, ma l'obbligo di presentarsi sul luogo di lavoro in abbigliamento formale. Sono giovani per lo più poco spocchiosi, di quelli che portano scarpe simil-sneakers sotto il completo rigoroso e se hanno una cravatta ne hanno una di quelle scure e sottili che indossano con il nodo un po' allentato. Spesso li vedi andare al lavoro in bici (e a volte li incroci ai semafori e vorresti buttarti sotto alla loro bicicletta, così se non muori nell'impatto magari riesci a farti notare...). Niente chiome lunghe da seduttore consumato e niente abbronzatura fasulla e arancione per il momento, quelle arrivano al secondo livello.
Al secondo livello non sono più ragazzi, gli anni sono trenta-quarantacinque e c'è già il macchinone, le cravatte sono più larghe e di colori brillanti: arancio, viola, giallo, blu elettrico. Il vestito da blu/grigio diventa gessato e il modello di stile dichiarato è Lapo Elkann. Ma nonostante tutto non hanno il coraggio di osare le sue orride camicie colorate ma con colletto e polsini bianchi, ed è già qualcosa.
L'ultimo livello, quello senza possibilità di redenzione, prescinde già dalla giacca perché non ha bisgono di usare questo simbolo per ostentare una posizione sociale. Questo è il livello di quei cinquantenni in pantaloni giallognoli o rossi, giacca sportiva (tipo quelle raccapriccianti di camoscio o renna), Hogan, Aviator e Rolex d'ordinanza. Hanno solitamente una bella stempiatura, ma quelle poche ciocche che per il momento restano ancora tenacemente attaccate al cuoio capelluto sono lunghe e svolazzanti. Non portano cravatte e i primi bottoni della camicia sono sempre sbottonati, per lo più con il fine non occulto di mostrare terribili collanine. Insomma, come detto prima, sono dei piccoli wannabe-Briatore.
Se ti giri a guardare quelli del primo e fino ad un certo punto quelli del secondo livello, beh, non credo che sia il caso di drammatizzare. Però, se arrivi al terzo livello devi seriamente riconsiderare l'opinione che hai di te stessa ed eventualmente contattare un esorcista con un bel po' di pelo sullo stomaco...
Ché poi, sappilo, tutti questi uomini stanno con donne bionde o castane, magre ma formose, invisibilmente truccate, senza alcun difetto apparente. Quelle donne odiose sempre coi capelli perfetti e le scarpe giuste. Quelle, per intenderci, che poi quando si sposano fanno quei bei bimbi biondi e ricci, ma non con quei boccoli disordinati e crespi che solitamente hanno i bambini, no, quelli ce li hanno come i puttini delle statue neoclassiche, con quel ricciolino carino proprio sopra le orecchie. Sto parlando esattamente di quelle - ma dài che hai capito - che possono osare orecchini e bracciali vistosi senza sembrare grottesche, che sanno stare in equilibrio perfetto sui tacchi nonostante dal loro avambraccio penda una Birkin bag talmente piena da raggiungere più di un terzo del loro peso e che hanno dei figli ormai alti un metro e cinquanta ma dimostrano sempre diciotto-vent'anni e che tu, per tutti e ciascuno di questi motivi, vorresti uccidere dopo averle accuratamente sfigurate a colpi di machete per sfogare la tua invidia e la tua rabbia per non essere affatto così. E visto che non lo sei mettiti pure il cuore in pace e ricomincia a guardare i trasandati alternativi coi capelli scompigliati e le magliette stinte: solo con quelli hai qualche speranza!

Listening to:
Gronlandic edit - Of Montreal

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martedì, maggio 27, 2008

The fairest of the seasons

"...Yes, and the morning
Has me looking in your eyes
And seeing mine warning me
To read the signs more carefully"

La stagione più bella è sempre quella che verrà. Ma se fosse già passata? E se l'avessi sprecata? Perché la stagione più bella è sempre quella già venuta. E se non tornasse mai più? O peggio, se fosse stata tutta un'illusione?
Ad ogni modo, di certo non è questa, impregnata di una pioggia infinita come se qualcuno avesse dimenticato di chiuderne il rubinetto. Questa primavera atipica si srotola lentamente tra nuvoloni neri e pozzanghere e inizia a diventare insopportabile. Intanto sogno il sole e il vento caldo di sud-est e un orizzonte d'acqua. E sogno stagioni di ieri e di domani, qualunque cosa purché non sia questo e non sia qui.
Sogno il passato e le cose che ha travolto. Il futuro e quello che mi auguro porti con sé, che spero possa riempire questi vuoti che sembrano allargarsi ogni giorno. E sogno uno specchio nel quale credo che adesso avrei finalmente il coraggio di guardare e non mi spaventerei vedendomici riflessa.

Listening to:
The fairest of the seasons - Nico

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sabato, febbraio 16, 2008

Please, tell me what's wrong with me!

I'm puzzled and kinda scared...

Listening to:
Hands away - Interpol

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martedì, febbraio 05, 2008

Il tempo si avvita su se stesso

"Le cose che ti cambiano
tornano e tagliano
come le lame più affilate delle spade
bucano e non sbagliano..."

Il metronomo ubriaco degli anni che passano. Pause lunghe e pause brevissime si alternano. Nuovi assalti e momenti di quiescenza. Sempre nel frangente meno adatto, ché i ricordi non conoscono cosa sia l'opportunità. E scavano il petto come un'immensa, famelica forchetta.
Il muro bianco che mi osserva mi rende ancora più pallida, per riflesso e per soggezione. Sembra uno specchio. Questa stanza è soffocante. Amplifica a dismisura l'eco del vuoto. Mi siedo e osservo la desolazione e percepisco cose che so già, alle quali, però, mi pare impossibile arrendersi e, tuttavia, sarebbe sacrilego rinnegarle. E rimango in silenzio...

"Per sentire il silenzio degli anni che ho scelto di vivere..."

Listening to:
La distanza (Tiromancino) & Se potessi incontrarti ancora (Riccardo Sinigallia)

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lunedì, febbraio 04, 2008

Io. Fuori di me.

E' difficile, impossibile, smettere di appartenere a delle idee, quando farlo significherebbe smettere di appartenere a noi stessi. Quando queste idee sono talmente ancorate sotto la pelle da non riuscire più a distinguere cosa sia parte del nostro corpo e cosa no, quando diventano fisiologiche e anche solo immaginare di respirare ancora dopo averle estirpate suona come la più criminale delle bestemmie.
Se mi osservo dall'esterno mi sembra di vedere un'invasata, mentre mi ascolto ripetere che spesso non riconosco i miei esatti confini corporei: come faccio a non capire, a non percepire che la punta delle dita è il limite ultimo di ciò che sono? E non è un'allucinazione panica: non credo di essere omogeneizzata nel tutto. Neppure lo desidererei. Ma a volte sento che c'è qualcosa di me che cammina su altre gambe, guarda con altri occhi, sorride con una smorfia diversa. E' qualcosa che mi appartiene e a cui appartengo. E non è mio. Non sono io. Eppure, eppure, sì, lo sono, è mio, deve esserlo, e mi sento mutilata perché non riesco ad inglobarlo nel mio stesso corpo. L'impossibilità di questa introiezione dell'oggetto anelato, mi inchioda senza pietà ad una stasi nevrotica, in cui passato e futuro sono solo appendici identiche ad un presente piatto e atemporale. Che io riseca a scrivere di ciò è perfettamente inutile.

Listening to:
Hit the switch - Bright Eyes

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sabato, febbraio 02, 2008

Ci siamo perduti

Un giorno ci sveglieremo nel posto sbagliato senza che ci sia un modo facile per uscirne. Non sarà più tempo di aver coraggio, ci dovremo armare di sopportazione e di qualche anestetico che ci faccia perdere di vista quanto angusto sia lo spazio buio nella nostra scatola. E se andrà bene, l'anestetico farà il suo dovere e solo di tanto in tanto guarderemo il coperchio della scatola sospirando, ricordando cosa c'era fuori dalle quattro pareti di cartone prima che ci rinchiudessimo in esse. Ma se andrà male, la dose di oblio non sarà mai sufficiente e cercheremo vanamente di arrampicarci e ci spelleremo le mani, ci strapperemo le unghie, strepiteremo, sbatteremo i pugni, scalceremo...ma niente avrà effetto: le pareti saranno sempre troppo alte, crudelmente impenetrabili e insonorizzate.
E appena dieci anni fa chi l'avrebbe mai detto che potessimo finire così? Quando il destino sembrava trapuntato di promesse che pareva fin troppo ovvio fossero destinate a noi, e forse lo erano, ma ad un certo punto abbiamo sbagliato a credere che se ne stessero per sempre lì, ferme ad aspettarci, e ci hanno voltato le spalle. Perché noi esseri umani appassiamo molto più in fretta dei fiori e i nostri talenti non sono per sempre e ragazzi dotati spesso diventano adulti mediocri. I sogni, allora, diventano materia buona solo per foderare i cassetti.
Sì, lo vedi che ci siamo perduti?

Listening to:
Upward over the mountain - Iron & Wine

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sabato, novembre 24, 2007

Deliri umidi

Piove senza sosta. Da giorni. Torino sembra iniziare a rammollirsi da quanto è annacquata e se continua così finirà per sfaldarsi a poco a poco. Un pezzo alla volta. Che meravigliosa fine sarebbe per questa città spocchiosa e provinciale. Non una solenne esplosione, né un maestoso incendio, e neppure l'imponente violenza di un terremoto: solo un lento disfarsi, un incessante trasformarsi in poltiglia sudicia. E alla fine di Palazzo Madama e Mirafiori, di Via Po e del Valentino, della collina e di Piazza San Carlo resterebbe solo un cumulo di pappetta fuligginosa e ammuffita.

Listening to:
Sotterraneo - Bluvertigo

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